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Giubileo: il teologo, sigillo al pontificato con Anno Santo della Misericordia

14 marzo 2015 | 18.35
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Don Secondin: "Bergoglio è un uomo anziano di grande realismo e umanità e sente che non ha molti anni davanti''

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Un'autentica sorpresa il 'Giubileo della Misericordia' annunciato ieri da papa Francesco. "Tutti ci aspettavamo il Giubileo nel 2025, innegabile la sorpresa". Don Bruno Secondin, docente emerito di Teologia spirituale alla Gregoriana, il sacerdote che ha guidato gli Esercizi spirituali ad Ariccia con il Papa e la Curia romana, non nasconde il fattore sopresa dell'annuncio. Poi - parlando all'Adnkronos - riflette sulle parole che il Papa, nello stesso giorno, aveva detto in un'intervista alla tv messicana nella quale ha sostenuto di sentire che il suo sarà un pontificato breve.

"Il Papa è un uomo anziano di grande realismo e umanità e sente che non ha molti anni davanti. Il Giubileo annunciato è un po' il sigillo ecclesiale. Il tema sul quale giocare tutte le possibilità", afferma don Bruno Secondin, docente emerito di Teologia spirituale alla Pontificia università Gregoriana.

Il sacerdote teologo riflette: "il pontificato di Bergoglio, come si è visto nei due anni, è tutto condensato attorno al valore della misericordia. Tema che resterà come il punto alto del suo pontificato". Non casuale, poi, annota don Secondin, la scelta di fare partire le celebrazioni a cinquant'anni dalla fine del Concilio Vaticano II. "Un forte richiamo - dice - che indica una Chiesa in dialogo con le sfide attuali. Il Papa vuole una Chiesa meno elefantiaca e le sue riflessioni sono spesso rivolte alle situazioni di maggiore fragilità anche da un punto di vista esistenziale".

Nella memoria di tutti, il grande Giubileo di Wojtyla del Duemila. Quello di Bergoglio sarà un Anno Santo meno folkloristico come è stato sottolineato da più parti? "Eventi di questa portata - ragiona don Secondin - fanno arrivare grandi folle da tutto il mondo. E Francesco ha una popolarità senza precedenti. Al centro, la possibilità di esplorare strade che portino ad una paziente comunione con chi zoppica". La misericordia che si traduce nel concreto e non resta concetto astratto. "Ciò che conta non è tanto dire insieme il 'miserere' ma riconoscere che c'è la possibilità di andare avanti con speranza", conclude don Bruno Secondin.

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