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L'iniziativa

Terremoto, lo chef: "Con il buon cibo ci prendiamo cura di chi ha perso tutto"

25 agosto 2016 | 19.26
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(Afp)

Piatti da chef invece di cibi in scatola o precotti: così il pasto in una tendopoli, che accoglie gli sfollati del terremoto, diventa un modo di prendersi cura di chi ha vissuto un'esperienza terribile e spesso ha perso tutto. Roberto Rosati, che guida il dipartimento solidarietà ed emergenza della Federazione italiana cuochi, spiega così la sua presenza nel campo allestito a Illica, una frazione di Accumoli dove, insieme a un gruppo di colleghi, gestisce la cucina da campo. Un'esperienza fatta già altre volte, in occasione dei terremoti a L'Aquila e in Emilia Romagna e dell'alluvione nel beneventano.

Immediato è il paragone proprio con l'Aquila "la situazione è drammatica, stesso scenario di distruzione totale, ma i numeri sono inferiori - racconta Rosati, contattato dall'Adnkronos -. Qui tra ieri e oggi abbiamo servito 200 pasti a volta, per gli ospiti della tendopoli e i soccorritori. Tra colazione pranzo e cena sono 600 al giorno. Per un'emergenza sono numeri bassi: a l'Aquila erano oltre 2000, ma questa è una zona che ha una popolazione inferiore".

"L'impegno - sottolinea - è quello di offrire sempre prodotti freschi e di qualità, e questo dimostra cura e attenzione, e fa piacere. Cerchiamo di cucinare come facciamo sempre nei nostri ristoranti. Portiamo tutte le nostre scorte di alimenti, e ogni tre giorni i nostri cuochi si alternano. Ci sono molte persone anziane, pochi giovani e qualche turista. Ieri sera - racconta - abbiamo offerto loro dopo cena una camomilla: erano sotto choc e hanno apprezzato molto".

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