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Terremoto, rapporto ricostruzione a 6 anni da devastazione, 10mila cantieri aperti dal 2020

19 agosto 2022 | 12.08
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Dopo essersi sbloccata nel 2020, la ricostruzione nel centro Italia dopo i terremoti del 2016-2017 è entrata in una fase matura. Negli ultimi due anni sono stati aperti 10mila cantieri dell’edilizia privata, mentre per quanto riguarda gli interventi pubblici 365 sono le opere terminate e altre 315 oggi in fase di cantiere. "Risultati che solo un difficilissimo contesto esterno, segnato dalla pandemia, dall’esplosione dei prezzi, dalla saturazione del mercato edilizio, dalle conseguenze della guerra, ha impedito fossero ancora più consistenti". E' quanto si legge nel Rapporto 2022, presentato oggi dal Commissario Straordinario Giovanni Legnini in videoconferenza a sei anni dai terremoti che hanno distrutto il centro Italia.

A fronte di 14.234 decreti concessi, ed altrettanti cantieri autorizzati, al 30 giugno scorso risultavano conclusi 7.256 cantieri privati (4.684 nelle Marche, 1.113 in Umbria, 773 in Abruzzo e 686 nel Lazio) con la consegna di 16.520 mila singole unità immobiliari. A fronte di un danno complessivo stimato in 26,5 miliardi di euro, Amatrice è il comune con i maggiori danni, per oltre 1,3 miliardi di euro, seguita da Camerino con 1,2 miliardi di danni, e da Norcia, con 1,1 miliardi. Per la ricostruzione privata, nel complesso, si registravano a fine giugno scorso 22.700 richieste di contributo per 7,6 miliardi di euro, delle quali 14.234 approvate con 4,3 miliardi di contributi concessi. Le domande di contributo già avviate rappresentano il 45% di quelle attese in termini numerici ed il 39% in valore. Negli ultimi due anni le richieste sono raddoppiate e i contributi concessi triplicati.

Anche gli interventi pubblici registrano passi avanti importanti. La spesa effettiva, grazie anche alle procedure veloci delle Ordinanze speciali per i comuni più colpiti, è arrivata a luglio a 768 milioni di euro, rispetto ai 559 di fine 2021 e i 265 milioni di fine 2020. Nel giro di un anno, considerando anche i lavori sulle chiese ("procede spedito anche il cantiere simbolo, quello della basilica di San Benedetto a Norcia", ha sottolineato Legnini), il numero dei cantieri pubblici chiusi è salito da 151 a 365. Quello dei cantieri aperti, 316, è raddoppiato, ed è destinato a crescere sensibilmente entro la fine del 2022, sia per l’avanzamento della programmazione, che oggi vede quasi un miliardo di interventi in fase di progettazione e sempre più vicini alla cantierizzazione, sia per l’avvio concreto, entro dicembre, dei 525 interventi previsti nel cratere da NextAppennino, il Fondo complementare al Pnrr per le aree sisma 2009 e 2016.

Entro la fine dell’anno si prevede che possano essere attivi circa 500 cantieri della ricostruzione pubblica e delle chiese. A questi si aggiungeranno quelli degli oltre 500 interventi finanziati dal Fondo complementare al Pnrr nazionale per le aree sisma 2009 e 2016, NextAppennino, che accompagna la ricostruzione fisica degli edifici e delle infrastrutture danneggiate dai terremoti. Gli interventi della prima parte del programma, che prevede investimenti sulle infrastrutture stradali e ferroviarie, la rigenerazione urbana, la conservazione dei beni culturali, lo sport, il turismo, e che riguardano l’area del cratere 2016, sono 525, per un valore di 626 milioni di euro. Secondo il cronoprogramma stabilito con un decreto del 2021 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, entro la fine del mese di dicembre 2022 tutti gli interventi previsti dovranno essere messi in opera, con la consegna e l’avvio dei relativi cantieri.

Si attendono altre 28 mila richieste di contributo da parte dei privati, occorre realizzare 4.300 interventi pubblici ed impostarne quasi altri 2 mila nuovi. Le nuove procedure e le semplificazioni introdotte garantiscono oggi un buon funzionamento della macchina della ricostruzione, e un ulteriore passo avanti per consolidare e rendere più efficiente e veloce questo difficilissimo processo, potrà arrivare dal Testo Unico della ricostruzione privata, atteso ad ottobre, e dalla nuova piattaforma telematica per la gestione delle pratiche, che da gennaio 2023 sostituirà quella attuale, ormai obsoleta. Oggi, conclude il Rapporto, le risorse garantite da NextAppennino, 1 miliardo e 780 milioni, dei quali 700 sotto forma di incentivi ai nuovi investimenti delle imprese, possono rappresentare un ulteriore volano alla crescita e allo sviluppo dell'Appennino Centrale, oltre la ricostruzione materiale degli enormi danni causati dai terremoti.

(di Silvia Mancinelli)

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