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Terremoto, sindaco di Norcia: "Lottiamo contro spopolamento"

23 agosto 2020 | 17.58
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Nicola Alemanno all'Adnkronos: "Serve piano strategico per l'area"

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(Foto Adnkronos)

A quattro anni dal terremoto, solo una piccola parte delle 1.700 famiglie di Norcia ha potuto fare ritorno nella propria casa, circa 250. Nel comune umbro in cui nacque San Benedetto si continua a lottare: prima per la ricostruzione, poi per evitare lo spopolamento. Ora anche contro il Covid. "Si è aggiunta emergenza ad emergenza", dice all'AdnKronos il sindaco Nicola Alemanno. "Non è stato facile per le nostre famiglie passare il lockdown nelle circa 600 soluzioni abitative di emergenza: è stato già complicato farlo in casa, figuriamoci in spazi stretti. Io stesso sto parlando da una 'casetta'. Abbiamo avuto la sensazione purtroppo che in questo periodo il tema del terremoto sia passato in secondo piano invece questa doppia emergenza avrebbe dovuto richiamare il legislatore a strumenti particolari per queste aree. Questo non è accaduto e ne siamo dispiaciuti".

La ricostruzione procede a rilento ("abbiamo avuto circa 1.500 edifici con danni gravi, circa 900 con danni lievi, e siamo arrivati ad avere autorizzato urbanisticamente circa 600 autorizzazioni", dice il sindaco), ma Norcia vuole continuare a guardare avanti. "Abbiamo avuto un'estate fortunatamente piena di turisti - continua Alemanno - e proposto tanti spettacoli gratuiti: l'omaggio a Morricone, i concerti di Simone Cristicchi e Daniele Silvestri, e tanti altri. Le nostre iniziative tendono lo sguardo verso il futuro, ma abbiamo bisogno di fare presto perché se le nostre persone scelgono di andare via e trovano soluzioni diverse non tornano più. Siamo riusciti a tenere nell'immediato dopo terremoto, facendo scelte importanti, dando priorità alla scuola prima che al lavoro e alle case: eravamo 4.950 persone prima del sisma e oggi siamo circa 200 in meno, un trend che è rimasto esattamente quello precedente al 2016. Purtroppo, oggi non possiamo accogliere persone che potrebbero venire a vivere a Norcia perché abbiamo bisogno di patrimonio immobiliare che al momento non c'è".

I temi da affrontare restano tanti: "Governance, ristrutturazione dei privati, ricostruzione pubblica, personale per gli uffici speciali di ricostruzione dei comuni e il sostegno alle famiglie e alle imprese: queste sono le priorità", continua Alemanno. "Le famiglie e imprese che confermano la scelta di restare in questi territori difficili - aggiunge il sindaco - hanno bisogno di vedere una ricostruzione proiettata al futuro e non a ripristinare la situazione che c'era prima di agosto del 2016. Per questo c'è bisogno di importanti risorse che puntino non solo alla ricostruzione ma anche al miglioramento dei servizi offerti".

Un'ordinanza del commissario per la ricostruzione, Giovanni Legnini, dovrebbe accelerare i tempi per l'iniziativa dei privati: "Per quanto riguarda la ricostruzione privata - dice Alemanno - il commissario ha agito direttamente con una sua ordinanza, la numero 100, che ha cambiato il paradigma della ricostruzione, spostando la responsabilità dell'istruttoria per la determinazione del contributo dagli uffici pubblici alla responsabilità privata del progettista, del professionista. A Legnini va riconosciuto il merito di essere immediatamente entrato all'interno dei problemi e di avere tentato di incidere da subito".

Anche la ricostruzione delle opere pubbliche però procede a rilento. "Il decreto Semplificazioni ha finalmente posto l'accento su alcuni temi che da tempo ponevamo all'attenzione, e in particolare sugli appalti fino a 5 milioni di euro. Il tema centrale della ricostruzione pubblica è che noi disponiamo di decine di milioni di euro che possiamo spendere, ma non siamo in grado di farlo perché le norme fino a questo momento prevedono procedure troppo complesse".

C'è poi un problema che riguarda il personale a disposizione dei comuni e delle regioni per la ricostruzione. "Il commissario e il Parlamento stanno cercando di trovare alcune soluzioni, ma sta di fatto che a distanza di quattro anni questo Paese si permette il lusso di pagare 3mila navigator e non riesce a trovare le risorse per mettere a disposizione 300 persone per sbloccare il cantiere più grande d'Europa. Le risorse promesse dal decreto Genova non sono arrivate. Inoltre non si riesce a stabilizzare le risorse umane che stanno lavorando da tempo all'interno degli uffici speciali della ricostruzione delle regioni e degli uffici tecnici dei comuni, professionalità che hanno acquisito know how e conoscenze, ma che vanno altrove appena trovano stabilità".

Per Alemanno, per il definitivo cambio di marcia servono piani ambiziosi: "Abbiamo bisogno di un grande piano strategico per la ricostruzione di questi territori - ha concluso Alemanno - un piano per l'intera area del cratere, che è svantaggiata. Non vogliamo abbandonare i nostri comuni, abbiamo bisogno di risorse: serve una visione per questi territori che non può non comprendere la filiera turismo-ambiente-cultura. Questa può essere anche un'opportunità di sviluppo per il Paese perché in Europa non c'è un cantiere di queste dimensioni".

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