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Terrorismo, avv. Terrel: "accanimento contro ex br Alimonti e ex Nact Manenti, Italia sleale"

31 marzo 2022 | 17.42
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'Roma non risponde a richieste Corte di un supplemento di informazione, dossier incompleti e non corretti'

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"Continua l'accanimento dell'Italia" nei confronti degli ex dieci terroristi italiani che, nell'ambito della cosiddetta operazione 'Ombre rosse', sono stati arrestati o si sono consegnati in Francia tra aprile e luglio 2021. "Da parte dell'Italia, come abbiamo visto ieri durante l'udienza di Giovanni Alimonti (l'ex membro delle Brigate Rosse, ndr) e di Narciso Manenti (l'ex membro dei 'Nuclei armati contropotere territoriale', ndr) e come è successo finora in tutta questa procedura, c'è anche cattiva volontà. Roma non risponde alle richieste della Corte che chiede un supplemento di informazione sui dossier". Ad affermarlo all'Adnkronos è Irene Terrel, l'avvocata francese di sette dei dieci ex terroristi fermati in Francia il giorno dopo le udienze a Parigi di Alimonti e Manenti. La Corte di Appello di Parigi, su questi due casi e sulla domanda di estradizione presentata dall'Italia, si pronuncerà il prossimo primo giugno.

"Sono quarant'anni che l'Italia si accanisce. Almeno mandino dossier completi e contenuti corretti. Invece non lo sono. Come ho sostenuto ieri, nel caso di Manenti - sottolinea Terrel -, sono stati presentati documenti ingannevoli e in particolare una lettera che sarebbe stata scritta dal mio assistito in occasione del suo processo del 1983 che invece risaliva al 1981 e che non aveva niente a che vedere con questa vicenda. Ci sono tentativi di manipolazione, come in questo caso, ma è successo anche per altri aspetti e su altri dossier per quanto riguarda ad esempio il tema delle prescrizioni o del mandato europeo. E' un modo di fare sleale", aggiunge ancora Terrel.

Manenti, nato nel 1957, è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio aggravato dell'appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri, assassinato a Bergamo il 13 marzo 1979. L'ex membro dei Nuclei armati contropotere territoriale, che contesta i fatti che gli sono amputati, deve espiare anche 2 anni e sei mesi per ricettazione e porto abusivo di armi e 3 anni e sei mesi per associazione sovversiva e partecipazione a banda armata. Manenti, che vive in Francia da quasi 40 anni e che è sposato con una francese e ha tre figli, aveva già dovuto far fronte nel 1987 a una domanda di estradizione dell'Italia che era stata respinta.

Nel corso delle udienze di ieri, spiega Terrel, "ho chiesto alla Corte di esprimere un parere contrario alla domanda di estradizione presentata dall'Italia nei confronti dei miei due assistiti e anche per quanto riguarda Manenti sulla questione della contumacia perché non ha avuto un processo equo. All'epoca, addirittura, anche la Procura aveva chiesto l'assoluzione su questo dossier".

Per quanto riguarda Alimonti, aggiunge la legale, "in Italia è stato giudicato in prima istanza mentre stava in carcere. Non c'era una vera contumacia. Anche la Corte europea ha sentenziato che in casi del genere si tratta di una procedura iniqua". Poi, rileva Terrel, "quando c'è stato il processo di Appello non ha mai ricevuto la convocazione quando si conosce il suo indirizzo da 35 anni. Non ha mai avuto modo di difendersi". L'ex membro delle Brigate rosse nato nel 1955 deve ancora espiare 11 anni, 6 mesi e 9 giorni di reclusione e 4 anni di libertà vigilata per banda armata, associazione con finalità di terrorismo, concorso in violenza privata aggravata, concorso in falso in atti pubblici e che è stato condannato anche per il tentato omicidio del vice dirigente della Digos di Roma, Nicola Simone (gennaio 1982).

"In questi due dossier, ma questo vale anche per gli altri, c'è la negazione della politica dell'asilo in Francia che è stata confermata da quattro presidenti della Repubblica francese (François Mitterrand, Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy e François Hollande, ndr). Queste persone hanno ricevuto permessi di soggiorno, sono state cancellate le segnalazioni Schengen. E' una violazione delle loro vite private. Le richieste avanzate dall'Italia sono irricevibili", sottolinea Terrel.

La Procura, intanto, rileva ancora Terrel, "ieri ha chiesto un supplemento di informazione all'Italia perché non sono stati forniti gli elementi richiesti. E' una situazione grottesca. Sono passati 40 anni e i dossier non sono ancora completi. C'è molta confusione nei documenti forniti ma è una confusione alimentata volontariamente per ostacolare le questioni giuridiche. Con arguzia c'è la volontà di soffocare le questioni giuridiche per raggiungere il proprio scopo", ossia l'estradizione.

Le richieste della Procura, invece, osserva ancora Terrel, "sono su questioni molto precise. Non riguardano solo la contumacia ma anche la prescrizione. La condanna a vita non è prevista dalla legge. Le richieste avanzate dall'Italia non rispettano l'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo" che recita: ogni persona ha il diritto ad un'equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole, davanti a un tribunale indipendente e imparziale costituito per legge, al fine della determinazione sia dei suoi diritti e dei suoi doveri di carattere civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Anche l'ex membro delle Brigate Rosse Enzo Calvitti, la settimana scorsa, è stato convocato per una decisione sull'estradizione il primo giugno. Per gli ex Br Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi la prossima udienza è prevista per il 6 aprile. L'udienza dell'ex militante di Autonomia Operaia Raffaele Ventura è stata fissata per il 13 aprile mentre per il 20 aprile sono state fissate le udienze dell'ex militante dei Proletari armati Luigi Bergamin e dell'ex Br Maurizio Di Marzio (che era fuggito all'operazione 'Ombre rosse' e che è stato arrestato a Parigi a luglio scorso). L'udienza di Giorgio Pietrostefani, l'ex militante di Lotta Continua, che si doveva svolgere la settimana scorsa alla Corte di Appello di Parigi, è stata rinviata al 18 maggio prossimo per motivi di salute.

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