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Terrorismo: Islam e Web, cosi' cresce nuova generazione jihadisti italiani (3)

15 aprile 2014 | 14.17
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(Aki) - E' approdato in Siria anche Anas al-Abboubi, ma di lui si sono perse le tracce. Arrivato in Italia dal Marocco a sette anni, Anas viveva nel bresciano e faceva il rapper. Trascorreva molte ore su Internet e, entrato in contatto con la rete Sharia4Belgium, decise di creare l'omologa italiana Sharia4Italy. Nel 2012 fini' nel mirino della polizia quando chiese informazioni in questura su come organizzare una manifestazione contro un film 'blasfemo', annunciando di voler bruciare bandiere di Israele e scandire slogan contro Barack Obama.

Scoperto a usare Google Maps per cercare obiettivi di colpire in Italia, tra i quali una caserma a Brescia, fu messo brevemente agli arresti e, una volta uscito dal carcere, entro' in contatto con una rete di musulmani slavi che lo aiuto' a entrare in Siria, Da li' comincio' a riempire il suo profilo Facebook con messaggi a favore del jihad e contro l'Italia, prima che, lo scorso gennaio, si perdessero le sue tracce. Viveva a Brescia come Anas il 20enne Mohamed Jermoune, anche lui di origini algerine. Timido e schivo, intorno ai 16 aveva cominciato a frequentare siti jihadisti, creando un blog ed entrando in contatto con altri jihadisti.

Passo' quindi "dalla militanza da tastiera a quella nella vita reale", imparando a fabbricare esplosivi e raccogliendo informazioni sulla comunita' ebraica di Milano. Arrestato per attivita' finalizzate al terrorismo, e' ancora oggi in carcere. Ibrahim Giuliano, Anas e Mohamed sono tre casi emblematici di un fenomeno che certo in Italia e' al momento su scala ridotta rispetto ad altri paesi europei e "riguarda solo una frazione statisticamente insignificante della popolazione di fede musulmana", ma con il quale, conclude Vidino nel suo libro, "e' fondamentale che gli apparati di sicurezza e dell'intelligence, il mondo politico e il grande pubblico familiarizzino e prendano coscienza".

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