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Terrorismo: Pantucci, aumento foreign fighters? sempre più attratti da Is

02 aprile 2015 | 14.04
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E' l'analisi che Raffaello Pantucci, direttore dell'Istituto per gli studi di sicurezza internazionale del Royal United Services Institute (Rusi) di Londra, fa con l'Adnkronos, commentando il rapporto dell'Onu, che indica in 25mila il numero dei combattenti stranieri, con un aumento del 71% negli ultimi mesi.

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L'aumento del numero di foreign fighters non stupisce "ma preoccupa", perché tra le fila dei combattenti stranieri c'è sempre più gente che va a combattere in Siria e Iraq perché motivata e "radicalizzata". E' l'analisi che Raffaello Pantucci, direttore dell'Istituto per gli studi di sicurezza internazionale del Royal United Services Institute (Rusi) di Londra, fa con l'Adnkronos, commentando il rapporto dell'Onu, che indica in 25mila il numero dei combattenti stranieri, con un aumento del 71% negli ultimi mesi.

"Si tratta di un fenomeno preoccupante - dice Pantucci, che da poco mandato in libreria un saggio dal titolo "Noi amiamo la morte come voi amate la vita", sul fenomeno dei jihadisti occidentali - perché c'è sempre più gente che va in Siria ed in Iraq e che è sempre più radicalizzata, si rende conto di quello che sta andando a fare". E questo, secondo il ricercatore italo-britannico, è l'esito della "grande forza di attrazione dello Stato islamico, che non a caso è il gruppo nel quale si arruola" la maggior parte dei jihadisti, desiderosi di "andare a vedere cosa è il Califfato".

"L'Is è il gruppo che esercita l'attrazione più forte, sono capaci di vendersi in modo molto attraente, soprattutto grazie alla propaganda online", osserva Pantucci, spiegando che "non esiste un profilo unico" per i foreign fighters. "Se prendiamo il caso inglese - dice - ci sono ragazzi, ma anche famiglie, il 'contingente' è composto per lo più da uomini tra i 18 ed i 30 anni, ma ci sono anche donne. E anche la loro condizione socio-economica varia, ci sono persone che hanno una laurea, comunque non possiamo descriverli come un gruppo di poveracci".

Parlando del suo libro, il ricercatore del Rusi spiega poi la genesi del titolo: "Noi amiamo la morte, come voi amate la vita". "E' una citazione di Osama bin Laden, che è stata poi ripetuta da molti terroristi, come i responsabili degli attacchi alla metropolitana di Londra del luglio del 2005 - ricorda - Questa è la propaganda nella quale credono, ma spesso hanno anche altre ragioni, più personali, che vengono dalle insoddisfazioni della vita quotidiana".

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