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Terrorismo: Nessuno tocchi Caino, con esecuzioni sommarie perde lo Stato

04 febbraio 2015 | 20.07
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D'Elia su decisione Amman, 'esecuzione prigionieri è a gioco al rialzo. No a imbarbarimento istituzioni'

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No alle esecuzioni sommarie che portano all'imbarbarimento delle istituzioni democratiche. "Quando si è di fronte ad azioni efferate e raccapriccianti - come l'uccisione del pilota giordano, bruciato vivo in una gabbia - lo Stato non può agire per rappresaglia. Così si rischia il gioco al rialzo: voi ne ammazzate uno, noi due e avanti così", dice all'Adnkronos Sergio D'Elia, presidente di Nessuno tocchi Caino, ong italiana impegnata contro la tortura e la pena di morte, commentando la decisione della Giordania di giustiziare i due terroristi iracheni Ziad al-Karbouli e Sajida al-Rishawi.

"Uno Stato democratico e di diritto - spiega D'Elia - non agisce in questo modo, altrimenti non c'è differenza tra autorità pubblica e terroristi. Se è vero che quelle di stamattina sono le prime esecuzioni di una lunga serie, significa che il senso della decisione di Amman è proprio quello di rispondere colpo su colpo alle azioni dei terroristi".

"Tanto più è efferato e crudele il nemico pubblico - aggiunge l'ex parlamentare - tanto più prudente deve essere lo Stato. Altrimenti, è un degrado totale. La forza di uno Stato passa proprio da questo: nella lotta al terrorismo, la tutela dell'integrità delle istituzioni democratiche è il presupposto fondamentale, altrimenti il primo a indebolirsi è proprio lo Stato".

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