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Terroristi arrestati in Francia, Calabresi: "Non è risarcimento"

29 aprile 2021 | 08.43
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Il figlio del commissario per il cui omicidio è stato condannato Pietrostefani come mandante: "Devono assumersi le loro responsabilità, in tal caso sarei il primo a chiedere un gesto di clemenza"

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Terroristi arrestati in Francia, per Mario Calabresi sapere tutta la verità avrebbe "molto più valore che tenere quelle persone in galera per il resto della loro vita". Il figlio del commissario Luigi Calabresi, per il cui omicidio è stato condannato come mandante Giorgio Pietrostefani, tra i 7 arrestati ieri in Francia, parla in un'intervista al 'Corriere della Sera'.

"Confesso di essere rimasto sorpreso. Se n’era parlato molto negli ultimi due anni, ma non pensavo che sarebbe mai accaduto. Ho sempre trovato odioso e grave che la Francia non rispettasse le sentenze italiane'', dice Calabresi, per il quale la dottrina Mitterand, che ricorda ''prevedeva di dare asilo a chi non aveva le mani sporche di sangue'', ''per una volta è stata invece applicata alla lettera, ristabilendo così un principio fondamentale ignorato per quasi quarant’anni. Ieri tra Italia e Francia è stata scritta una pagina importantissima per il rispetto delle verità storica e giudiziaria del nostro Paese''.

Detto questo sul piano personale ''come mia madre e i miei fratelli, non riesco a provare alcuna soddisfazione. L’idea che un uomo anziano e molto malato vada in galera non è di alcun risarcimento per noi".

In generale ''credo che queste persone ci debbano qualcosa. Ci devono pezzi di verità. Sono uomini e donne che hanno partecipato a delitti che hanno segnato la storia di questo Paese. Ci mancano ancora dettagli, e soprattutto le loro voci per ricostruire quei fatti così tragici. Penso che dovrebbero assumersi le loro responsabilità''. Se lo facessero ''sarei il primo a chiedere un gesto di clemenza nei loro confronti. Credo che oggi raggiungere una verità definitiva abbia molto più valore che tenere quelle persone in galera per il resto della loro vita''.

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