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Terza dose vaccino, Rasi: "Ok anche dopo 3 mesi se serve"

30 novembre 2021 | 09.17
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Il consulente di Figliuolo: "Quando l'epidemia cresce c'è bisogno di protezione immediata"

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(Afp)

"La terza dose a sei mesi dalla seconda. Si è visto che così si ottiene il massimo aumento degli anticorpi. Ma quando l'epidemia cresce e c'è bisogno di protezione immediata anche tre mesi possono andare bene". Sono le parole del professor Guido Rasi, l’immunologo dell'università di Tor Vergata, ex direttore dell'Ema e consulente del Commissario straordinario Francesco Figliuolo, che delinea il quadro mentre la variante Omicron sale alla ribalta, anche in Italia.

"Una pandemia ci costringe a ragionare senza schemi - dice a Repubblica - La terza dose, nei momenti di emergenza, ha un grande vantaggio: fa riaumentare gli anticorpi in modo rapido, anche due-tre giorni, e li riporta a livelli perfino superiori a quelli della seconda dose. Quando abbiamo bisogno di proteggerci nell'immediato, è una scelta sensata. Uno studio ha mostrato che la distanza giusta per ottimizzare la risposta degli anticorpi è sei mesi dopo la seconda dose. La protezione tra tre e sei mesi infatti cala lentamente, resta pur sempre accettabile. È dopo sei mesi che il declino si fa rapido ed è opportuno correre ai ripari”.

"Con o senza Omicron, la decisione inglese serve a correggere gli errori fatti in passato - prosegue Rasi - Non è possibile puntare tutto sui vaccini come è stato fatto in Gran Bretagna. L'immunizzazione è il pilastro principale della strategia contro il Covid, ma ha bisogno di un edificio intorno. Distanze e mascherine restano essenziali, perché una parte dei vaccinati può sempre contagiarsi e contagiare, l'abbiamo sempre saputo".

"Una buona Fp2, portata bene e cambiata ogni poche ore, offre un'ottima protezione. La terza dose è efficace anche come misura sociale per ridurre la circolazione del virus in una comunità. Limitarla al di sopra dei 40 anni è stato un altro errore degli inglesi cui si pone rimedio oggi, dopo aver visto che i contagi si stavano concentrando proprio al di sotto di quell'età. Anche i giovani vaccinati, si è visto, potevano essere colpiti dalla forma grave della malattia, anche se con una frequenza 12 volte minore rispetto ai non vaccinati. Ben venga, in questo senso, anche la scelta italiana di estendere la terza dose a tutti i maggiorenni".

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