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The Young Pope, Sorrentino: "Racconto il clero nella sua umanità"

10 ottobre 2016 | 18.12
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Uno scatto dal set di "The young Pope" di Paolo Sorrentino con Jude Law (foto di Gianni Fiorito)

"In questo paese il clero viene raccontato per lo più nella sua malvagità. Noi volevamo raccontarlo per quello che è, con esseri umani con pregi, difetti, limiti, capacità e incapacità. Penso che questo non sia mai stato fatto davvero, e ci auguriamo di essere riusciti a farlo". A dirlo è Paolo Sorrentino, oggi a Roma per la presentazione di The Young Pope, la colossale fiction in 10 puntate in onda da venerdì 21 ottobre alle 21.15 su Sky Atlantic HD.

Una storia che si avventura nei meandri più reconditi del Vaticano attraverso la figura del giovane Papa Pio XIII, al secolo Lenny Belardo (interpretato da Jude Law), il primo papa americano nella storia ed anche un personaggio estremamente complesso, controverso, pieno di sfaccettature sorprendenti e in alcuni casi persino sconvolgenti.

Al contrario di ciò che potrebbe sembrare, "in linea generale la serie non ha affatto un aspetto provocatorio, lo dico perché so come va a finire -sottolinea il regista- né vuole descrivere luoghi comuni. Tra l'altro, è difficile stabilire luoghi comuni sulla Chiesa quando tutte le rappresentazioni che ne sono state date sono quasi sempre false".

Un'impresa titanica costata la bellezza di 40 milioni di euro ("che tradotti in dollari non si discosta dalla media delle più grosse produzioni internazionali", precisa Andrea Scrosati di Sky), nata dalla voglia di "partire dall'Italia. L'Italia è un luogo che ha tantissime storie che possono essere di grandissimo interesse per tutti -spiega Sorrentino- il problema era come sbloccare quelle storie, come poterle raccontare". Ora, secondo il direttore de 'La grande bellezza', "si sta ripristinando una sana dialettica tra produzione e autori dove nessuno dei due prevarica, c'è equilibrio e ciascuno si assume le sue responsabilità. Insomma, ci si ascolta".

Un ringraziamento da parte di Sorrentino, esplicito e non certo velato, a chi ha deciso di investire in questo progetto, già acquistato da 110 paesi in tutto il mondo. "E' stata una meravigliosa opportunità di fare quello che una volta era il cinema d'autore poderoso, lungo, e una meravigliosa opportunità di spostare questa ambizione dal cinema alla televisione grazie all'intelligenza dei committenti che hanno reso possibili le due condizioni necessarie: la libertà creativa e l'impegno economico".

"Ogni anno negli USA vengono prodotte oltre 450 serie e noi cerchiamo di comprarle tutte -gli fa eco Andrea Scrosati, spiegando le ragioni che hanno portato Sky ad investire sull'idea- Quando produciamo qualcosa vogliamo che si smarchi totalmente da quelle produzioni, e questo è l'esempio qualcosa di completamente diverso in termini di linguaggio, di produzione, di tutto. E' qualcosa di unico. Non solo il linguaggio ma anche l'idea in se era talmente originale che ci ha subito convinto". Il budget "è stato speso in Italia, ma la gran parte arriva dall'estero -precisa Scrosati- cioè ci sono soggetti internazionali che hanno voglia di investire su questo paese. Noi siamo convinti che il tipo di empatia che Paolo è riuscito a costruire con il personaggio di Lenny Belardo sarebbe stato veramente difficile se lo avesse raccontato un non italiano".

Un Papa tratteggiato come un personaggio che ama restare nel mistero, ostile ad ogni forma di sfruttamento della sua immagine, totalmente controcorrente rispetto alle forme comunicative della società di oggi. "Oggi il mondo è caratterizzato dalla perdita totale del mistero -osserva Sorrentino- non è più necessario serbare un pudore su di sé. Questo si vede quotidianamente. Questo Papa, pur essendo per molti versi moderno, ha molto chiaro che alimentare il mistero su di sé possa essere una strategia per avere successo. Non è che non coltivi il desidero di averlo, che poi è quello che il Vaticano vuole da sempre. E' tutto basato su questa scommessa: se rendersi misteriosi susciti l'interesse della gente o ne susciti il rifiuto".

Non è stato semplice per Jude Law entrare nel ruolo, almeno fino a quando non ha deciso di affidarsi totalmente all'idea registica del protagonista. "Il mio iniziale istinto è stato quello di cercare di capire, di studiare la storia dei diversi papati, e gli effetti che hanno avuto i diversi pontefici sulla fede. Prima reazione di panico, e la seconda la consapevolezza che pur avendo intrapreso il cammino di ricerca non riuscivo a trovare chi dovesse essere questo personaggio creato da Paolo". Poi, la svolta.

"Mi sono rivolto più verso il mondo creato da Paolo, e lasciato guidare perché era la strada più chiara per tratteggiare un personaggio completo che fosse proprio Lenny -racconta Law- E' stato così possibile costruire un uomo che fosse credibile, che a 47 anni potesse davvero essere Papa, stabilendo una serie di regole del personaggio, il suo passato e l'influenza che questo ha in lui, come gioca questa partita".

Il lavoro sulla postura e sul linguaggio del corpo sono stati difficili, e "molto condizionati dall'abito -racconta Jude- Mi ero sempre interrogato sul perché i cardinali e i vescovi tenessero le braccia conserte: la realtà è che non sanno dove metterle", scherza facendo ridere la platea.

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