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Thyssen Cassazione: l'appello è da rifare. Manager colpevoli, ma pene da rivedere

25 aprile 2014 | 13.34
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Le sezioni unite penali della Cassazione hanno annullato con rinvio le condanne ai manager imputati per il rogo alla Thyssenkrupp di Torino in cui morirono 7 operai nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. Ci sarà dunque un nuovo processo d'Appello a Torino.

Con l'annullamento della sentenza della Corte d'appello di Torino,è necessario - secondo i giudici - rimodulare le condanne per omicidio colposo e omissione volontaria di cautele contro gli incidenti inflitte ai sei dirigenti della multinazionale tedesca dell'acciaio.

Il pg della Cassazione Carlo Destro aveva chiesto la conferma delle condanne. Non ci fu omicidio volontario, aveva sostenuto il sostituto procuratore generale della Cassazione, sollecitando i giudici delle sezioni unite penali di piazza Cavour, il rigetto del ricorso della Procura di Torino e dei 6 imputati.

In particolare il pg della Suprema Corte aveva chiesto di convalidare le pene ridotte accordate dalla Corte d'Assise d'Appello di Torino il 28 febbraio 2013. Il dibattito davanti alle sezioni unite della Cassazione era stato tutto incentrato sulla esatta differenza tra dolo eventuale e colpa cosciente. In primo grado, l'amministratore delegato aveva riportato una condanna superiore perché era stato riconosciuto l'omicidio volontario. Accuse e condanne che in secondo grado si sono ridotte perché il reato è stato derubricato e si è passati da una responsabilità a titolo di dolo eventuale a una responsabilità a titolo di colpa cosciente.

Ebbene, secondo il pg Destro la sentenza di merito doveva essere confermata perché le motivazioni sono ''logiche, complete e tranquillanti sulle responsabilità di tutti gli imputati''. Tuttavia, secondo il pg non si può parlare di omicidio volontario. ''La Procura - aveva detto Destro - avrebbe dovuto adottare la stessa imputazione per tutti gli imputati''. A suo dire, dunque, tutti e 6 gli ex manager devono rispondere di ''omicidio colposo. Perché - ha spiegato - affinché ci sia dolo occorre accettare l'evento. Non basta il semplice pericolo dell'evento morte e in questo caso non abbiamo la prova che si sia agito per determinare la morte dei 7 operai''.

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