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Thyssen, manager fa ricorso: pena sospesa

16 luglio 2020 | 21.45
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Familiari vittime: "Ci stanno distruggendo"

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(Foto Adnkronos)

Slitta ancora l’esecuzione, in Germania, della pena per uno dei due manager della Thyssen condannati in via definitiva in Italia per il rogo del 2007 nello stabilimento torinese costato la vita a 7 operai. Entro il 16 luglio, come aveva comunicato due giorni fa il ministro della Giustizia italiano Alfonso Bonafede, la Germania avrebbe dovuto arrestare Harald Espenhahn, ma secondo i media tedeschi, che citano la procura di Essen, il dirigente si sarebbe presentato in carcere ieri ma sarebbe stato subito rilasciato per effetto di un’ordinanza del Bundesverfassungsgericht (la Corte costituzionale federale) dello scorso 14 luglio che avrebbe sospeso l’esecuzione della pena su ricorso del condannato. Ora la Corte avrebbe sei mesi di tempo per decidere, lasciando in sospeso l’esecuzione della pena.

"Dopo due appelli e due sentenze di Cassazione in Italia, una serie di ricorsi in Germania e le rassicurazioni che ci hanno dato a Palazzo Chigi lo stesso premier Conte e il ministro Bonafede - commenta  Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro riportando la notizia dei media tedeschi - la notizia ha il sapore di un ulteriore insulto alla giustizia e al popolo italiano".

"E' un'offesa mai vista - aggiunge a Sicurezza e Lavoro Rosina Demasi, mamma di uno dei sette operai - ci stanno distruggendo. Dopo aver ucciso i nostri figli e mariti, stanno ammazzando lentamente anche noi familiari. Scherzano con il nostro dolore. E' una vergogna nazionale. Vogliamo andare subito in Germania con il premier Conte e la sindaca Appendino per fare valere le ragioni dell'Italia. Ci aspettiamo una forte presa di posizione pubblica del Governo italiano".

Dovrebbe invece essere ancora in carcere, in regime di semi-libertà, l'altro manager Thyssen, Gerald Priegnitz, arrestato il 2 luglio scorso, fa sapere ancora Quirico. I due manager tedeschi dovrebbero scontare una pena di cinque anni di reclusione, sin da subito in regime di semi-libertà, continuando a lavorare per la multinazionale tedesca di giorno e trascorrendo in carcere la notte.

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