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Tim Burton: ''Dumbo' sono io'

27 marzo 2019 | 03.07
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Tim Burton sul set di 'Dumbo' (foto Disney) - Leah Gallo

di Antonella Nesi

"Mi sento un po’ come Dumbo. Dumbo è il perfetto simbolo della figura dell’artista, spesso un po' strano e incompreso, e tra i personaggi Disney è quello che sento più vicino. Mi piace mettere un po’ di me in tutti i miei film e qui è stato facile". Parola di Tim Burton, il regista visionario che ha diretto per Disney la nuova versione live action di 'Dumbo', nelle sale in oltre 700 copie dal 28 marzo, basata sull'amatissimo classico animato uscito nel 1941. Per l'uscita italiana e per ritirare stasera dalle mani di Roberto Benigni il David di Donatello alla Carriera, Burton è arrivato a Roma: "Sono felicissimo di essere qui sia per Dumbo che per il David. Amo Roma e, siccome gesticolo molto, alcuni mi prendono per italiano. E poi sia Roma che il circo (che in verità non mi è mai piaciuto per paura dei clown e per gli animali in gabbia), mi fanno sempre pensare a Federico Fellini, che considero un grande maestro. E anche il nome Medici del circo è in qualche modo un omaggio al suo mondo", sorride il regista.

'Dumbo', l'elefantino dalle orecchie così grandi da non essere accettato inizialmente nemmeno come attrazione nel circo e costretto a subire la violenza della separazione dalla mamma, era e resta il protagonista di un film sulla diversità, sulla famiglia e sulla realizzazione dei sogni: "Ho aderito subito al progetto - confessa Burton - perché ci tenevo moltissimo. Mi ha catturato il vero spirito di 'Dumbo' e il messaggio che porta: quello che inizialmente sembra uno svantaggio può essere trasformato in un vantaggio se solo si accetta di volare. Questo è un messaggio molto importante. Penso alle persone con disabilità o che si sentono diverse mentalmente o fisicamente dagli altri", sottolinea Burton che nel film ha diretto un cast stellare: Danny DeVito è il proprietario del circo Max Medici; Colin Farrell è il reduce di guerra Holt Farrier, che diventa il guardiano degli elefanti; Michael Keaton è l’uomo d’affari opportunista V.A. Vandevere che vorrà a tutti i costi Dumbo per il suo parco divertimenti 'Dreamland' (una Disneyland ante litteram); Eva Green è la spettacolare trapezista Colette Marchant. Accanto a loro i giovanissimi Nico Parker e Finley Hobbins esordiscono su grande schermo nel ruolo dei figli di Holt, Milly e Joe, che diventano gli amici inseparabili di 'Dumbo' e ne scoprono la strabiliante capacità di volare.

Il cast comprende pure Alan Arkin nel ruolo del potente banchiere J. Griffin Remington, Roshan Seth nel ruolo dell’incantatore di serpenti Pramesh Singh, DeObia Oparei nel ruolo di Rongo il forzuto e Sharon Rooney nel ruolo di Miss Atlantis, la sirena del circo. Nella versione italiana del film la voce di Miss Atlantis è della cantante Elisa che, oltre a interpretare l’iconico brano 'Baby Mine' ('Bimbo Mio'), ha realizzato appositamente per 'Dumbo' una nuova inedita versione della dolce melodia, che ha incantato Tim Burton in persona e che accompagna i titoli di coda del film.

A chi gli chiede se la Disney abbia posto vincoli sul nuovo film, Burton risponde senza esitazione di "no": "Avevamo una visione molto condivisa. Ed è stato divertente e interessante fare questo film, si è trattato di compiere un viaggio... Questo film parla anche dell'importanza dei legami famigliari e mi piaceva realizzarlo con Disney perché in tanti anni per me Disney è diventata un po' una famiglia. Io sono il loro elefantino strano", ride.

Il regista ammette di non ricordare esattamente quando abbia visto il 'Dumbo' originale: "Dumbo fa parte di quei classici Disney entrati talmente nel nostro immaginario che può darsi anche che io non lo abbia mai visto ma abbia comunque impressa nella mia mente la sua forza. I film Disney sono il primo incontro di un bambino con la morte e con le emozioni forti. Non si dimenticano", aggiunge Burton.

Qualcuno ha visto nel parco divertimenti 'Dreamland' dei film con il cattivo proprietario interpretato da Keaton una critica a Disneyland. Ma il regista sottolinea: "Io amo Disneyland. Ho foto che mi ritraggono a Disneyland a partire dal 1960. Però fare film vuol dire anche esplorare i vari aspetti della realtà, quelli belli e quelli meno belli", sottolinea il regista, che confessa di non aver mai preso in considerazione di far parlare l'elefantino nel suo film. "No, non ne ho sentito la necessità", dice. E non è d'accordo nemmeno con cui in 'Dumbo' non ritrova quegli elementi dark che hanno caratterizzato molta della sua produzione: "In realtà nel mondo del circo ci sono degli aspetti gotici

Infine, sul David alla Carriera, Burton scherza: "Quando a Montreal mi premiarono alla carriera dopo tre film, fu come assistere al mio funerale. Per fortuna prima di una rinascita. E anche oggi spero di avere ancora altre cose da dire". E se gli si chiede quale dei film che ha diretto o prodotto lo rappresenti di più, risponde: "È una domanda difficile. Dovrei rispondere come rispondono tutti: è come chiedere quale dei figli si ami di più. Diciamo che sono più affezionato a quelli che mi assomigliano di più come 'Edward mani di forbice' o 'Nightmare before Christmas'. Ma poi come non pensare anche alla dolcezza di Dumbo...", conclude.

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