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Lavoro: Tiraboschi, contro confusione dati task force ministero-Inps-Istat

28 agosto 2015 | 14.02
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Contro la confusione sui dati relativi all'occupazione "una delle soluzioni" possibili "sicuramente è la diffusione unica dei dati relativi al mercato del lavoro, costituendo una task force tra Ministero, Inps e Istat sotto la guida dell'Istat a garantirne l’indipendenza". Ad avanzare la proposta con Labitalia è Michele Tiraboschi, giuslavorista, più volte consulente di vari ministri del Lavoro.

Su tema della chiarezza dei dati, Tiraboschi ha anche altri suggerimenti, come quello di "fissare calendari precisi di diramazioni dei dati, come fa l'Istat, in modo da poter valutare e prevedere le uscite e non gestirle ad uso e consumo dei tempi e delle esigenze della politica". O ancora: "Individuare una volta per tutte le tipologie di dati che si vogliono diffondere, in modo da evitare da un lato sovrapposizioni e dall'altro consentire, grazie alla costanza e all'uniformità, analisi e paragoni nel tempo".

Infatti, spiega Tiraboschi, il primo problema "anche per un giornalista", "è la conoscenza dei dati e delle fonti"."Spesso c'è confusione dei piani: si affrontano parallelamente dati, come quelli dell'Istat, basati su indagini statistiche e quelli delle Comunicazioni obbligatorie che sono dati amministrativi. Entrambi sono importanti ma indicano cose differenti", precisa.

"Solo l’Istat è una fonte attendibile e riconosciuta a livello internazionale con un protocollo scientifico e controlli adeguati che evitano gli errori in cui è caduto il Ministero del lavoro -ci tiene a sottolineare Tiraboschi-. Capire di cosa si parla è il primo passo e questo è il ruolo dei giornalisti che hanno oggi una responsabilità fondamentale".

Ma oltre alla sovrapposizione di piani di analisi, c'è anche un altro aspetto negativo. "Ossia che il governo utilizzi i suoi apparati come il Ministero del lavoro per diffondere dati a cui attribuisce una portata pari a quelli diffusi dall'Istituto statistico -sostiene Tiraboschi- che per principio deve essere indipendente". "L'indipendenza della fonte che diffonde i dati è il primo requisito per evitare polemiche o accuse di propaganda nella diffusione dei dati", rimarca.

Infine, il terzo problema "è l'ansia da dati", dice il professore che è direttore del centro studi sul lavoro Adapt-Marco Biagi. "Comprensibile che un governo abbia l'urgenza di comunicare dati positivi non appena essi sono disponibili e in momenti in cui giungono parallelamente notizie negative ma, come si è visto nel recente caso, l'eterogenesi dei fini è sempre dietro l’angolo. E' meglio attendere dati sicuri per poi non dover ritrattare le proprie affermazioni", conclude.

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