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Biagi: Tiraboschi, sua eredità non si esaurisce con legge a lui intitolata

15 marzo 2017 | 13.32
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Michele Tiraboschi

"L’eredità di Marco Biagi non è solo la sua legge. I quindici anni dalla tragica scomparsa di Marco Biagi sono l’occasione per un bilancio della immensa eredità che ci ha lasciato. Una eredità che non si esaurisce aridamente nella legge a lui intitolata". Inizia così il ricordo di Marco Biagi che Michele Tiraboschi, l'allievo a lui più vicino e ora coordinatore di Adapt, fa con Labitalia in occasione dei 15 anni dalla morte del professore.

"Forse ancor più importante è stato il suo peculiare metodo di lavoro che ne ha poi fatto un giurista progettuale dedicato, come lui stesso amava dire, alla causa della modernizzazione di un mercato del lavoro che, già difficile, è oggi destinato a diventarlo sempre di più a causa di grandi cambiamenti tecnologici e demografici che lui prima di altri aveva intuito", spiega Tiraboschi, che è professore ordinario di Diritto del lavoro e direttore del Centro studi Deal (Diritto, Economia, Ambiente, Lavoro) presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.

"Poco ancora è stato scritto, in questi quindici lunghi anni che ci separano dal vile agguato di via Valdonica, a proposito del suo innovativo modo di 'fare Università': della sua capacità di credere e investire nei giovani, della sua spiccata attitudine, cosa davvero rara tra i giuristi, alla ricerca e al lavoro di gruppo, della sua solidissima rete di amicizie e prestigiose collaborazioni internazionali che, in breve tempo, lo hanno reso noto e assai stimato in tutto il mondo", sottolinea.

"E questo forse anche perché i molti che, da una parte o dall’altra dell’arena politica, hanno usato in modo strumentale la sua legge, erigendola a bandiera da innalzare o calpestare, hanno poi finito con l’oscurarne lo straordinario impegno civile e progettuale. Un impegno vissuto con coraggio e forte senso di responsabilità, ma anche con entusiasmo e una passione quasi giovanile, sempre al servizio dei più deboli e in una ottica di inclusione sociale", ribadisce Tiraboschi.

Le polemiche che hanno accompagnato Marco Biagi in vita sembrano scomparire se si guarda a come poi sono andate davvero le cose. "La più recente evoluzione del mercato del lavoro italiano -osserva Tiraboschi- fornisce ora un'ampia conferma della bontà delle sue intuizioni e delle sue proposte: Marco Biagi guardava davvero molto avanti e ci precedeva di molti anni".

"Come studioso e intellettuale, ci ha sempre sorpreso per la spiccata lungimiranza con cui individuava nuovi territori di ricerca e analisi, prevedendo con larghissimo anticipo temi che, solo qualche anno più tardi, sarebbero diventati di estrema centralità anche nel nostro Paese", prosegue.

"Tutto ciò lo rendeva uno scienziato sociale particolarmente attento ai cambiamenti e magistrale interprete degli sviluppi regolatori dei processi socio-economici in atto. Marco era dunque molto lontano dalla classica immagine dell’intellettuale, chiuso nella sua torre d’avorio intento a progettare e discutere di cose che poco conosce, perché lontano dalla vita di tutti i giorni. Questa straordinaria eredità umana e intellettuale non è morta con Marco", avverte Tiraboschi.

"Essa è stata pazientemente coltivata, in questi anni difficili, dai tanti giovani che si sono formati alla sua Scuola e col suo metodo, quello del diritto delle relazioni industriali", aggiunge.

"E’ forse proprio questa una delle migliori attuazioni concrete della sua legge che, non a caso, si prefiggeva di contrastare la precarietà non attraverso i vuoti slogan dell'ideologia, ma prestando piuttosto particolare attenzione ai percorsi formativi ed educativi, nell’ottica di potenziare e rendere maggiormente effettivi i canali di comunicazione tra scuola, università e mondo del lavoro, che rimangono ancora oggi il vero punto critico per il rilancio del nostro Paese e sostenere con esso la qualità del lavoro", conclude Tiraboschi.

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