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Torino: da 26 anni in stato vegetativo, Regione dovra' risarcire con 1,9 mln

06 giugno 2014 | 16.23
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La gestione liquidatoria dell'ex Ussl 36 di Susa (oggi Asl To3), e di conseguenza la Regione Piemonte, dovrà risarcire con oltre un milione e 900mila euro la madre di una donna che nel 1988, quando aveva cinque anni, a causa di complicazioni sopravvenute dopo essere stata sottoposta a una vaccinazione obbligatoria e di cui nessun medico si era accorto, è rimasta in stato vegetativo. Quella bambina oggi ha 31 anni e da 26 vive in stato vegetativo.

La corte di cassazione ha infatti respinto il ricorso civile della gestione liquidatori regionale contro la sentenza di condanna della corte d'appello del tribunale civile di Torino che aveva riscontrato ''una serie di comportamenti negligenti e omissivi posti in essere dai sanitari'', riconoscendo la responsabilità civile dell'allora Ussl, e di conseguenza della Regione, per l'operato dei medici. La vicenda inizia nel 1988: il 20 maggio alla piccola, che non più di tre settimane prima era stata operata alle tonsille, viene fatta una vaccinazione antidifterica/antitetanica. La sera stessa, nella sua casa in Valsusa, la bambina accusa mal di testa e dolori alle gambe e le sale la febbre.

Per quasi un mese sia il pediatra che la Guardia medica tranquillizzano la famiglia attribuendo le condizioni della piccola al morbillo, che in quei giorni circolava negli asili. Fino al 17 giugno quando i genitori la portano in ospedale con la febbre a 40 e le convulsioni e la situazione precipita. Secondo la sentenza della Corte d'appello è stata accertata ''la sussistenza di un nesso causale tra la vaccinazione, eseguita senza previa valutazione delle possibili conseguenze dell'intervento di tonsillectomia, e il manifestarsi della patologia''. Ora gli avvocati dello studio Ambrosio & Commodo che hanno seguito la causa in questi anni si augurano che l'ente regionale ottemperi alla decisione della Cassazione e annunciano battaglia se ciò non dovesse accadere.

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