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Tosi all'attacco: "Da Salvini controllo dittatoriale della Lega"

11 marzo 2015 | 15.38
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Il sindaco di Verona contro il segretario dopo la 'cacciata' dal partito: "A lui andava bene arrivare a questa conclusione, voleva liberarsi del sottoscritto". Su un'eventuale candidatura alla presidenza del Veneto: "Mi prendo un paio di giorni per decidere". Rosi Mauro: "Espulsioni? Brutto vizietto"

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"Salvini ha scelto una linea dittatoriale di governo della Lega Nord e se ne assume la responsabilità". Flavio Tosi, nel corso di una conferenza stampa a Verona, va all'attacco del segretario dopo la 'cacciata' dal partito, dicendosi convinto che al leader del Carroccio "andava bene arrivare a questa conclusione".

"Quella di Salvini è stata una scelta dittatoriale per liberarsi del sottoscritto" scandisce il sindaco di Verona che ricostruisce tutta la vicenda che ha portato alla sua espulsione dal Carroccio. "La decisione del segretario federale nei miei confronti - dice Tosi - è stata più un pretesto che altro. Perché visto il nuovo corso che Salvini ha dato alla Lega, l'impressione è che non ci sia qualcuno che ricordi quali sono i valori fondativi su cui è nata la Lega. Non si può essere la mattina secessionisti e alla sera sostenere l'unità d'Italia, cosa che è avvenuta in maniera clamorosa".

"La scelta di Salvini rischia di creare come non mai delle tensioni interne - prosegue il sindaco - fortissime nella Liga Veneta e di spaccare, quindi, i rapporti interni. Lo fa a ridosso delle elezioni regionali danneggiando la Lega solo per liberarsi di me".

E a chi gli chiede se scenderà in campo per le elezioni regionali in Veneto, Tosi risponde: "Mi prendo un paio di giorni per decidere. Anche perché la botta è stata forte e queste decisioni devono essere prese a mente fredda e oggi non è così".

Sulla divisione nella Lega che potrebbe danneggiare la corsa di Luca Zaia, governatore uscente, Tosi sottolinea: "La scelta è stata del segretario Salvini che è passato sopra alla Liga Veneta e alla sua autonomia e quindi le responsabilità eventualmente sono sue".

Il sindaco è un torrente in piena: "Le tensioni nel centrodestra in Veneto non possono che favorire il centrosinistra ma la responsabilità va a chi ha provocato questa rottura". "Io non ho chiesto a nessuno di seguirmi - spiega ancora - non imporrò a nessuno questo tipo di scelta. Ma liberamente di decidere cosa fare nel momento in cui, malauguratamente, ci fosse una rottura. Sarebbe scorretto forzare la mano. Adesso ognuno liberamente deciderà cosa fare".

"La Liga Veneta - ribadisce - è stata umiliata da via Bellerio. E credo che a Matteo Salvini andasse bene arrivare a questa conclusione. Non era mai successo che la Liga Veneta fosse commissariata in 20 anni e all'inizio della campagna elettorale, calpestando la sua autonomia".

Poi, a SkyTg24 Pomeriggio, aggiunge: "Trovo sia francamente improbabile un mio ritorno nella Lega".

"Non rispondo a chi insulta - dice Matteo Salvini ai microfoni di Radio Padania - se c'è da ragionare di politica, di economia, pensioni, scuola, ospedali, immigrazioni, io lo faccio, ci sono. Di solito mi danno del dittatore, dello sleale e dello scorretto Alfano e Renzi, se si aggiunge qualcuno non mi tocca. Io le risposte concrete le dò ai cittadini". "Puntiamo a fare 300 gazebo in 300 piazze venete - annuncia - la voglia di rovinare le cose di qualcuno può trasformarsi in un'iniezione di voglia di fare".

Sarebbero sei, stando ai rumors, i parlamentari tosiani pronti a lasciare i gruppi della Lega di Camera e Senato. L'espulsione di Flavio Tosi dal Carroccio rischia di generare un vero e proprio terremoto anche a Roma, minando la composizione stessa dei gruppi parlamentari. Al Senato, riportano fonti parlamentari all'Adnkronos, sarebbero pronti a lasciare Patrizia Bisinella, compagna del sindaco ribelle, ma anche le senatrici Raffaela Bellot ed Emanuela Munerato. Il gruppo della Lega perderebbe così tre degli attuali 15 membri, scendendo a 12.

Più tardi la stessa Bisinella dichiara all'Adnkronos: "Sto valutando se lasciare il gruppo ma, prima di farlo, devo riflettere a freddo e capire cosa fare. Non posso dire che sono con un piede fuori, perché oggi sono qui come senatrice a lavorare per la Lega. Le mie idee, i principi, la mia gente sono sempre quelli di ieri".

Al Senato il regolamento fissa a 10 il numero minimo di parlamentari per costituire un gruppo. Dunque, in caso gli addii delle tre senatrici venissero confermati, non ci sarebbe alcun problema per la Lega a Palazzo Madama. Le cose rischiano invece di complicarsi a Montecitorio, dove il regolamento fa salire l'asticella a 20, esattamente il numero di deputati di cui dispone la Lega. Ma tre veneti su quattro starebbero seriamente pensando di seguire Tosi, dando il benservito a Matteo Salvini.

Fonti parlamentari indicano Matteo Bragantini, Roberto Caon e Emanuele Prataviera come possibili fuoriusciti. Resterebbe in Lega invece Filippo Busin, riporta all'Adnkronos una autorevole fonte parlamentare. Bragantini ufficialmente è ancora cauto, pur riconoscendo che lo Statuto è stato disatteso. Se i tre deputati dovessero decidere per l'addio, il gruppo del Carroccio perderebbe i numeri, scendendo a 17 deputati. A quel punto, il capogruppo si vedrebbe costretto a richiedere una deroga per tenerlo in vita.

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