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Smart working

Tra una call e un barbeque lo smart working sale di livello

21 giugno 2021 | 06.31
LETTURA: 4 minuti

Con il lavoro a distanza, alcune start up stanno cominciando a utilizzare i risparmi immobiliari nella gestione degli uffici traducendoli in vantaggi per i dipendenti: viaggi, babysitter e gite aziendali.

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Mentre il mondo riapre, c’è chi sceglie di restare a casa, e prendersi solo il meglio della vita post pandemica. È il modello preferito dalle startup tech, che in questo anno e mezzo hanno constatato i vantaggi del lavoro flessibile in termini di produttività e soddisfazione dei dipendenti. Ma, come ha evidenziato il CEO Apple Tim Cook, anche nel mondo tech il contatto umano è insostituibile. Da qui l’idea di far incontrare i team in occasioni out of office, ma non per parlare di lavoro: lo scopo è il puro intrattenimento.

Non viaggi di lavoro o eventi di team building, quindi, ma viaggi, più o meno avventurosi a seconda della propensione personale, per rafforzare i contatti tra chi lavora insieme ma a distanza, per spezzare la routine del lavoro da casa e migliorare l’umore. Non solo: mentre i grandi del tech, pur attrezzandosi per mantenere parte del lavoro in smart working, hanno programmato tutti un rientro obbligatorio negli uffici almeno per alcuni giorni a settimana, un sistema organizzato su lavoro flessibile unito a frequenti viaggi premio potrebbe essere la chiave per aiutare le startup a entrare in competizione nella gara per accaparrarsi i migliori talenti. Anche perché molte di loro in questi ultimi mesi hanno assunto personale anche in città molto lontane dalla propria sede, confidando nel lavoro da remoto, e ora si troverebbero in difficoltà ad organizzare trasferimenti di massa.

I fondi per i viaggi si possono recuperare disinvestendo dagli uffici fisici. People.ai Inc, ad esempio, azienda che studia e implementa soluzioni di intelligenza artificiale per l’organizzazione aziendale, è un caso lampante di questa nuova formula di lavoro agile con benefit. Approfittando dei mesi della pandemia, ha ridotto gli uffici del quartier generale di San Francisco, chiuso le sedi satellite e riprogettato la sede di Londra per renderla interamente da remoto. In questo modo ha potuto impiegare l’85% del budget immobiliare del 2019 reinvestendolo in vantaggi per i dipendenti, tra cui un viaggio per tutto lo staff di 200 persone, e altri organizzati in forma ridotta per i singoli team. “Riportare tutti indietro al lavoro in ufficio sarebbe un errore” ha spiegato il CEO Oleg Rogynskyy “è con la rigidità di vedute che si perdono i talenti”.

Anche l’incubatore di startup All Turtles Corp. ha deciso di chiudere gli uffici di Parigi, Tokyo e San Francisco per spostare tutto online. In cambio, tutto il suo staff più i dipendenti di alcune delle startup che ha contribuito a lanciare sono stati invitati a Memphis in ottobre per ritrovarsi a suon di barbecue, bourbon e una gita a Graceland. Lo stesso CEO ha traslocato dalla Silicon Valley verso una sede più a misura d’uomo, a Bentonville, in Arkanas. Altri, come Lunchclub, hanno affittato ville con piscina per soggiorni più lunghi dove rilassarsi con un cocktail tra un meeting e un hackaton, decidendo se fermarsi una settimana, due, oppure un mese. Certo, una formula possibile solo per le startup più snelle, e senza dimenticare chi potrebbe essere messo in difficoltà dalla richiesta di viaggiare più volte l’anno. Sempre Rogynskyy ha messo in preventivo un bonus babysitter per i dipendenti con bambini, e in alcuni casi pensa di pianificare viaggi che includano tutta la famiglia. E ci sono da mettere in conto i rischi del clima da gita scolastica, troppi drink e festeggiamenti fino a tarda notte.

Per ora l’entusiasmo per le aziende senza ufficio che compensano con viaggi e benefit è palpabile, ma c’è chi ha scelto un approccio più cauto, come il CEO di Office Together Amy Yin, che ha aperto da poco un ufficio a New York per permettere ai dipendenti che lo desiderano di lavorare in sede. Il lavoro da remoto non sempre è un vantaggio, e a volte può trasformarsi in una trappola. Lo sa bene il CEO della startup di software collegati all’healthcare Bayesian Healt, che dopo aver chiuso i suoi uffici di Baltimora e New York si è ritrovato tra le mani la patata bollente di un turnover al 15%. La causa, la difficoltà di coordinare compiti complessi dall’isolamento domestico, e l’alto rischio di burnout dovuto al superlavoro in solitudine.

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