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Agricoltura: troppa acqua per il riso, la soluzione è l'irrigazione a goccia

17 settembre 2015 | 14.10
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Il riso è l’alimento di base per molte popolazioni del mondo e la crescita sostenibile delle sue produzioni è un pilastro della sicurezza alimentare nei prossimi decenni. Ma nei Paesi dove viene prodotto, il riso consuma tre quarti di tutta l’acqua utilizzata in agricoltura ed è responsabile del 10% delle emissioni di metano e anidride carbonica in atmosfera dovute all’azione dell’uomo.

Considerando le proiezioni di crescita della popolazione e la diminuzione dell’acqua dolce in conseguenza dei cambiamenti climatici, la possibilità di produrre riso senza sommersione rappresenta una delle sfide principali dell’agricoltura del domani.

L'alternativa è l’irrigazione a goccia del riso che, nonostante i suoi vantaggi in termini produttivi e ambientali, è una tecnologia ancora scarsamente applicata. Eppure consente, oltre a un risparmio idrico del 45-50% rispetto alla sommersione tradizionale, di risparmiare fino al 30% dei fertilizzanti normalmente utilizzati, con minore inquinamento delle falde sottostanti, riduzione delle emissioni di gas serra e incremento delle rese del 20-40%.

Il tema è al centro del convegno di oggi al Parco Tecnologico di Lodi “Uso dell’acqua e sostenibilità delle produzioni risicole: una prospettiva globale”. “Oggi la più importante sfida per la filiera riso è aumentare la ‘water productivity’, cioè la quantità di riso prodotta per unità di acqua utilizzata. Qui si concentrano molte attività di ricerca e sviluppo a livello mondiale”, spiega Bas Bouman, direttore della Global Rice Science Partnership coordinata dall’International Rice Research Institute.

Per toccare con mano funzionamento e risultati dell'irrigazione a goccia applicata al riso, a pochi metri dal Parco Tecnologico è stata allestita una parcella di riso di 1.000 mq irrigato a goccia. Un terzo di questa superficie è costituito da un pendio artificiale, per mostrare le potenzialità dell’irrigazione su riso in aree marginali dove è impossibile praticare la coltivazione tradizionale in sommersione.

Netafim, l’azienda israeliana che ha ideato il sistema di irrigazione a goccia, ha fornito la tecnologia che ha reso possibile l’esperimento in corso al Demo Field di Lodi.

“Le politiche comunitarie hanno considerato la risicoltura amica dell’ambiente - dichiara Roberto Magnaghi, direttore generale dell’Ente Nazionale Risi - obbiamo lavorare con determinazione per migliorare quello che abbiamo fatto negli anni fissando obiettivi per il futuro non perdendo di vista l’obiettivo di voler consegnare al cittadino dell’Unione Europea un territorio pulito ed un prodotto salubre. La sinergia nell’azione di ricerca unita alla divulgazione agli attori della filiera permetterà di mantenere alto il livello della risicoltura nazionale”.

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