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"Trump ha registrato 8 società in Arabia Saudita durante la campagna elettorale"

21 novembre 2016 | 17.52
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(Afp)

Nel mezzo della sua campagna elettorale, Donald Trump ha registrato otto società con interessi nel settore alberghiero in Arabia Saudita. Lo rivela il Washington Post in un articolo in cui fa il punto su come il impero economico globale di Trump, precisando che almeno 111 società legate a Trump hanno fatto affari in 18 Paesi strabieri, secondo l'analisi le dichiarazioni finanziarie presentate durante la campagna elettorale.

Alcune società sono attive da tempo altre invece sono più recenti, come le otto società registrate nell'agosto del 2015, due mesi dopo la discesa in campo di Trump, con nomi come THC Jeddah Hotel e DT Jeddah Technical Services, secondo uno stampo che solitamente nell'impero di Trump identifica società collegate ad affari nel settore alberghiero in città straniere, come appunto Jedda, seconda città dell'Arabia Saudita.

A maggio, quando sono state presentare le ultime dichiarazioni finanziarie dal candidato, quattro di queste società, di cui Trump era presidente o direttore, erano ancora attive. Il Post ha ricostruito che il 21 agosto, nel giorno in cui venivano create quattro società, Trump diceva che andava d'accordo con i sauditi.

"Comprano appartamenti da me - disse ad un rally in Alabama - spendono tra i 40 e i 50 milioni di dollari. Dovrebbero forse non piacermi? Mi piacciono molto". Gli affari di Trump all'estero si sono concentrati soprattutto nell'area alberghiera ed immobiliare ed hanno coinvolto anche Paesi come l'Azerbajan, l'Indonesia e Panama.

Ma c'è un altro affare che potrebbe mettere il presidente eletto in una posizione di conflitto di interesse, quello in Turchia con il costruttore di un grattacielo che si fregia del nome di Trump Towers Istanbul. Dal 2014 ad oggi Trump ha incassato 10 milioni di dollari per la licenza del nome da un influente tycoon turco.

Come è noto, Trump finora si è rifiutato di affidare il suo impero ad una gestione indipendente, il cosiddetto 'blind trust' strumento scelto, per tradizione, da decenni dai presidente americani, per evitare il sospetto di conflitto di interessi.

Il presidente eletto ha detto che l'azienda di famiglia continuerà ad essere gestita dai figli che, del resto, hanno avuto e continuano avere un ruolo, non formale ma sostanziale, accanto al padre prima candidato ed ora presidente.

Nulla quindi potrebbe impedire, spiega Trevor Potter, ex presidente della commissione elettorale, ad investitori stranieri di proporre ai figli Trump affari vantaggiosi per ingraziarsi il "business man in chief".

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