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Sicilia: Incandidabilità per condannati Corte conti? Attesa per sentenza Consulta

02 marzo 2017 | 13.00
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Palazzo dei Normanni

Uno tsunami pronto ad abbattersi sul Parlamento regionale siciliano attuale, ma anche, e soprattutto su quello futuro che verrà eletto a ottobre. A farlo scoppiare potrebbe essere una sentenza della Corte costituzionale. Al momento si tratta solo di una ipotesi, ma molto concreta. A fare scoppiare questa bomba ad orologeria è stato un ricorso presentato dal deputato regionale siciliano del Pd Pino Apprendi contro l'ormai ex deputato Francesco Riggio, l'avvocato coinvolto nello scandalo dei corsi di formazione Ciapi, condannato in via definitiva dalla Corte dei conti per un danno erariale pari a oltre 3,7 milioni di euro. Nel frattempo, Apprendi ha comunque preso il posto del deputato Riggio, in seguito alla condanna in primo grado sempre per lo scandalo Ciapi e la conseguente applicazione della legge Severino. Ma ha voluto continuare la sua battaglia per fare applicare anche in Sicilia una legge nazionale che prevede l'incandidabilità e la decadenza dei deputati che hanno subito una condanna per danno erariale.

Apprendi, difeso dagli avocati Francesco Leone e Simona Fell, ha vinto la sua prima battaglia con l'ordinanza emessa dal giudice civile del Tribunale di Palermo Michele Ruvolo che solleva una questione di legittimità costituzionale sulla legge elettorale con cui si eleggono i parlamentari all'Ars. "Il giudice di Palermo apre un focus sulle cause di incompatibilità con la carica di deputato regionale che effettivamente rappresentano un vulnus nella nostra legislazione", spiega l'avvocato Francesco Leone.

"Poi ci chiediamo perché scattano questi sentimenti di antipolitica - dice Pino Apprendi - La cosa che mi ha colpito è stata la superficialità dell'Ars nel trattare questa partita, l'approssimazione". Apprendi si aspetta anche "una presa di posizione da parte dle mio partito", il Pd. Tutto inizia nel gennaio del 2016, quando la Corte dei conti ha condannato in via definitiva per danno erariale l'allora deputato Francesco Riggio, che dovrà pagare la somma di 3,7 milioni di euro. A questo punto, Apprendi, da primo dei non eletti nel Pd, "avendo bene in mente la normativa nazionale sull'elezione dei consiglieri regionali, legge 154 dell'81, che considera incompatibile con la carica di deputato regionale colui che è stato dichiarato responsabile verso l'ente", si rivolge allo studio legale 'Le Rete dei diritti' di Francesco Leone e Simona Fell. Per la normativa nazionale chi è stato condannato è incompatibile con la carica da consigliere quindi, se eletto, decade e se non eletto non si può candidare, tranne che non abbia estinto il proprio debito.

'Nella normativa regionale c'è un vulnus che va colmato'

"La cosa incredibile è che Pino Apprendi viene da noi con la normativa nazionale, secondo cui dovrebbe essere eletto, perché nel resto d'italia dovrebbe il deputato condannato per danni erariali dovrebbe decadere - spiega il legale Leone - siamo andati a vedere la normativa regionale e ci siamo resi conto che c'è un vulnus". A questo punto, i due legali hanno fatto un primo reclamo alla Commissione verifica dei poteri dell'Ars che ha il potere di verificare il regolamento e lo statuto, "Una sorta di Commissione che interpreta la normativa - dicono i legali - Abbiamo chiesto al Parlamento di analizzare la questione, capire se la posizione di Riggio fosse compatibile con quella di deputato all'Ars e al nostro reclamo. A maggio 2016 la Commissione verifica poteri non ci ha voluto rispondere, ci è stato detto che mancava della documentazione. Così, ci hanno rigettato la richieste e abbiamo presentato una nuova istanza. Il 20 luglio ci ha risposto dicendo che nella nostra legislazione non sono previste queste cause di incompatibilità e hanno rigettato la nostra richiesta di decadenza di Riggio e non ci restava altra strada che rivolgerci al giudice".

Apprendi è così andato in giudizio coni suoi legali. "Abbiamo fatto o anche esposto alla Procura, perché vogliamo che faccia chiarezza sulla vicenda - dice Leone - poi abbiamo presentato il nostro ricorso al giudice sollevando una questione di legittimità costituzionale". L'Assemblea regionale siciliana si è costituita e ha chiesto il rigetto del ricorso, "ritenendo che la potestà legislativa consente di creare differenza tra noi e il resto d'Italia. Il pm ha chiesto il rigetto e qualche giorno fa il giudice, accogliendo le nostre richieste, ha ritenuto rilevante le nostre rimostranze".

I legali di Apprendi, Gli effetti che potrebbe avere la sentenza sono enormi

La palla passa ora alla Corte costituzionale. "Gli effetti che una sentenza di accoglimento potrebbe avere sul nostro Parlamento sono enormi", dicono gli avvocati Leone e Fell. "Sarebbero tanti i notabili che non potrebbero candidarsi alle regionali, noi ci aspettiamo un accoglimento - dice Leone - Quello che è interessante non è chi c'è oggi dentro, ma che si porrà un argine e la Sicilia non sarà più una repubblica autonoma, delle banane, ma tornerà a essere una regione uguale alle altre". "E' una cosa rivoluzionaria per l'assetto attuale ma soprattutto futuro, tanta gente che desidera essere protagonista probabilmente non si potrà candidare - dicono i legali - Sono tanti i big della politica siciliana, qualora la corte costituzionale dovesse esprimersi, che non si potrebbero candidare".

Ma quali sono i tempi per la Corte costituzionale? "L'ordinanza è stata registrata, siamo nella prima fase, nel momento in cui verrà pubblicata in Gazzetta ufficiale abbiamo 20 giorni per poterci costituire, con le parti in giudizio, Riggio, ars e il procuratore", spiega l'avvocato Simona Fell. "Dopo di che verrà nominato il giudice e la causa viene convocata dalla Corte in pubblica udienza". "Riteniamo che ci siano buonissime possibilità di vincere - dicono Apprendi e i suoi legali - perché il giudice ha ammesso le nostre richieste per dire che questo unicum non è giustificabile neppure davanti al potere legislativo che ha la regione siciliana".

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