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Tumori, morbo mucca pazza "coinvolto in cancro pancreas"

25 agosto 2020 | 17.08
LETTURA: 2 minuti

Ricerca dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana in collaborazione con Neuromed

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(Afp)
Roma, 25 ago (Adnkronos Salute)

Uno studio tutto italiano ha dimostrato per la prima volta in letteratura la presenza di prioni, gli agenti responsabili di malattie prioniche come il cosiddetto 'morbo della mucca pazza', nei tumori del pancreas asportati chirurgicamente, documentando anche un possibile ruolo nella loro genesi e nella loro aggressività biologica. L'importante primato ottenuto nella ricerca sui tumori del pancreas arriva da uno studio condotto dall'azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup), in collaborazione con l'università di Pisa e l'Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), sotto la responsabilità di Luca Morelli e Francesco Fornai, pubblicato su 'Pancreatology'.

Il carcinoma del pancreas - ricorda una nota dell'Aoup - è uno dei tumori maligni con più elevato tasso di mortalità per aggressività e tendenza a metastatizzare. Dato l'incremento di incidenza di tale neoplasia, con stime che la prevedono al secondo posto in termini di mortalità per tumore di qui al 2025, la comprensione delle basi biologiche della malattia è fondamentale per migliorarne la prognosi. In particolare, uno degli aspetti più caratteristici di questo tumore, chiamato 'neurotropismo' - si legge - è la sua spiccata capacità di diffondersi attraverso le strutture nervose peri-pancreatiche (infiltrazione perineurale). Le basi biologiche di tale meccanismo di aggressività sono tuttavia ancora ignote, ed è qui che entrerebbe in gioco la proteina prionica, condividendo anch'essa con il tumore del pancreas proprio un elevato neurotropismo.

Non solo quindi agente responsabile di patologie come il morbo della mucca pazza: recenti evidenze in laboratorio su linee cellulari hanno infatti mostrato un possibile ruolo della proteina prionica nella trasformazione neoplastica e, in particolare, un'associazione tra la sua presenza e l'acquisizione di una maggiore aggressività, ma si tratta di studi in vitro e senza implicazioni clinico-prognostiche. Lo studio pisano invece, presenta per la prima volta i risultati preliminari di un'indagine condotta in vivo su tessuto tumorale prelevato durante interventi chirurgici di resezione pancreatica, confermando non solo una significativa maggiore concentrazione di proteina prionica nel tessuto tumorale rispetto a quello sano, ma anche una più elevata espressione nei tessuti dei pazienti con stadio più avanzato, nonché una maggior tendenza alla presenza di infiltrazione perineurale, rilevando quindi una correlazione con una maggiore aggressività biologica.

I risultati della ricerca, seppure preliminari - prosegue l'Aup - sono estremamente interessanti poiché rappresentano una novità nel panorama scientifico sulla comprensione della biologia di un tumore così aggressivo, con possibili implicazioni anche sul piano clinico. La proteina prionica sembrerebbe infatti rappresentare per il tumore del pancreas un marker biologico di aggressività e potrebbe essere utilizzata sia dal punto di vista diagnostico sia prognostico ma anche terapeutico, valutando se ad esempio l'uso di specifici agenti che ne riducano la concentrazione, alterandone il metabolismo, si associ a una minore crescita tumorale e a una minore resistenza ai farmaci chemioterapici.

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