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Turchia: domani si vota, clima teso tra bavaglio a media e guerra ai curdi

31 ottobre 2015 | 17.35
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(foto Xinhua)

Circa 53 milioni di turchi sono chiamati alle urne domani per eleggere il nuovo parlamento, per la seconda volta in cinque mesi. Le elezioni del 7 giugno scorso, infatti, non hanno consegnato ad alcun partito la maggioranza assoluta dei seggi e le consultazioni per formare un governo di coalizione non hanno prodotto esito. Ancora più che a giugno, l'atmosfera è tesa, con il governo accusato di aver imbavagliato i media di opposizione e di aver inasprito la lotta ai curdi del Pkk solo per motivi elettorali.

La campagna elettorale è stata contraddistinta, in effetti, da un clima da guerra totale. Una guerra combattuta con le armi, nei raid contro il Pkk e contro i jihadisti dell'Is che Ankara ha lanciato lo scorso luglio. Una guerra di bombe e centinaia di morti, come è accaduto nei recenti attentati terroristici di Diyarbakir, Suruc e Ankara, che hanno fatto centinaia di vittime. Ma anche una guerra ideologica contro giornali e tv avversi all'Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan.

L'obiettivo, per Erdogan e per i suoi, è lo stesso del 7 giugno: stravincere. Solo una vittoria schiacciante permetterebbe infatti all'Akp di governare senza doversi coalizzare e solo la conquista dei tre quinti dei seggi gli consentirebbe di sostituire il sistema parlamentare con quello presidenziale, facendo di Erdogan - in quanto presidente in carica - un 'superpresidente'. I sondaggi, che pure danno l'Akp vincente, prevedono che non avrà consensi a sufficienza per governare da solo.

I vertici della polizia di Adiyaman, provincia della Turchia sudorientale, hanno ordinato agli agenti che piantoneranno i seggi, di non consentire a un gruppo di monitoraggio del voto di accedervi. Lo scrive il sito del quotidiano Cumhuriyet, che pubblica anche una foto della circolare diramata dal dipartimento di polizia.

Il documento, firmato dal vice capo della polizia di Adiyaman, intima agli agenti di mantenere lontani dai seggi gli osservatori del gruppo Oy ve Otesi (Voto e oltre) e di adottare tutte le misure necessarie per garantire l'attuazione di questo ordine. Secondo Cumhuriyet, un ordine analogo è stato dato in altre province della Turchia.

Oy ve Otesi è un gruppo di attivisti che alle precedenti elezioni, il 7 giugno, si è contraddistinto per il rigoroso monitoraggio e che per il voto di domani ha mobilitato migliaia di volontari. Me nelle scorse settimane è finito nel mirino di ambienti vicini al governo, che lo hanno accusato di voler organizzare, e non evitare, i brogli. Il portavoce del gruppo, Sercan Celebi, ha denunciato appelli su media filo-governativi per l'arresto dei suoi attivisti, oltre ad accuse di legami con gruppi terroristici.

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