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Turchia, forze di sicurezza sotto attacco: 12 morti e quasi 300 feriti. Erdogan: "Dietro c'è Gulen"

18 agosto 2016 | 08.22
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(Afp)

Prima l'attacco a Van, poi quello a Elazig e poi ancora quelli nelle province di Btilis e di Hakkari. Nelle ultime 24 ore sono stati almeno quattro gli attacchi in Turchia che hanno colpito le forze di sicurezza nelle zone orientali del Paese con un bilancio complessivo di almeno 12 morti, tra i quali alcuni civili, e 295 feriti.

La notte scorsa un'autobomba è esplosa a Van, nell'est della Turchia, vicino a un commissariato di polizia nel quartiere centrale di Ipekyolu. Tre persone, compresi un bambino e un poliziotto, sono morte a causa dell'esplosione e più di 70 sono rimaste ferite. Le autorità hanno attribuito la responsabilità dell'attacco al Pkk, considerato "organizzazione terroristica" dal governo di Ankara, e annunciato l'arresto di un sospetto "terrorista".

Stamani un'altra autobomba è esplosa vicino a una caserma della polizia a Elazig. L'ultimo bilancio - diffuso dal premier Binali Yildirim che si è recato sul luogo dell'attentato - parla di almeno tre poliziotti morti e 217 persone ferite, compresi 85 agenti. Per il ministro turco della Difesa, Fikri Isik, "questo attacco dimostra che il Pkk è uno strumento delle potenze globali".

Dopo l'attentato di Elazig, nella provincia di Bitlis è finito nel mirino un convoglio militare, colpito dall'esplosione di un ordigno nel distretto di Hizan. Cinque soldati e un paramilitare delle 'guardie di villaggio' sono morti, mentre altri sei militari sono rimasti feriti a causa dell'esplosione e di scontri con sospetti ribelli del Pkk scoppiati dopo l'attacco.

I media filogovernativi attribuiscono anche questo attacco al Pkk. Le 'guardie di villaggio' sono unità composte perlopiù da curdi che collaborano con i militari per il controllo del territorio nel sudest del Paese a maggioranza curda.

Le forze di sicurezza sono finite nel mirino anche nella provincia di Hakkari, dove due poliziotti sono rimasti feriti in un attacco armato - attribuito dalle autorità al Pkk - contro una caserma nel distretto di Semdinli. Secondo i media filogovernativi turchi da quando nel luglio dello scorso anno il Pkk ha annunciato la fine della tregua oltre 600 uomini delle forze di sicurezza sono morti in attacchi dei ribelli e più di 7.000 "terroristi" del Pkk sono stati uccisi.

Per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dietro gli ultimi attacchi c'è l'organizzazione dell'imam Fetullah Gulen, il suo rivale politico numero uno accusato di essere la mente del tentato golpe del 15 luglio in Turchia. ''Non c'è alcuna differenza'' tra Gulen, il Pkk e il sedicente Stato Islamico (Is), ha detto Erdogan incontrando una delegazione di ong islamiche al Palazzo presidenziale di Ankara.

Al di là dei ''diversi'' nomi dei gruppi terroristici, tutti hanno gli ''stessi'' obiettivi, ha affermato il presidente turco. Erdogan ha sostenuto che l'organizzazione guidata da Gulen è ''dietro'' gli ultimi attacchi in Turchia in termini di ''scambio di intelligence'' e ''sostegno''.

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