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Arte: Città di Castello celebra il centenario di Alberto Burri

11 marzo 2015 | 17.03
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Dall'Umbria a Gibellina, dall'Expo di Milano al Guggenheim di New York, i festeggiamenti per i cento anni dell'artista si concluderanno nel 2016 con una grande mostra nella sua città natale, realizzata dalla Fondazione Palazzo Albizzini e dagli ex Essiccatoi del Tabacco

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Il Cretto di Gibellina (foto Infophoto)

Tutto pronto a Città di Castello per i festeggiamenti del centenario di Alberto Burri, il grande artista nato nella cittadina umbra il 12 marzo del 1915. Prenderanno il via domani alle 18 nella sala consiliare del Palazzo Comunale, con una cerimonia alla presenza del sottosegretario ai Beni culturali, Ilaria Borletti Buitoni, del governatore dell'Umbria, Catiuscia Marini e del presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Bruno Corà, per concludersi nel 2016 con l'esposizione a Città di Castello, tra Palazzo Albizzini e gli ex Essiccatoi del Tabacco, dove sono conservate più di 250 opere di Burri. Il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ha insediato il Comitato per il Centenario di cui fanno parte, tra gli altri, Jannis Kounellis e Antonio Natali.

Anche Gibellina celebrerà Burri con il completamento del suo Cretto, realizzato tra il 1984 e il 1989, e il restauro della parte esistente. L'opera completata e ripulita sarà inaugurata ad aprile con un'apposita cerimonia. Le celebrazioni continueranno a Milano, in piena Expò. A maggio infatti sarà la volta del Teatro Continuo, progettato da Burri per il Parco Sempione e demolito nell''89. Adesso la struttura, grazie ai disegni originali dell'artista messi a disposizione della Fondazione Palazzo Albizzini, tornerà a vivere.


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Sempre a maggio (il 30) l'Oratorio di San Crescentino a Morra, a pochi chilometri da Città di Castello, dedicherà un incontro per mettere a confronto l'arte di Burri e quella di Luca Signorelli, sulla scia di quanto già fatto a San Sepolcro nell'ottobre scorso con la mostra che metteva a confronto Burri con Piero della Francesca. Infine, il Guggenheim di New York che ad ottobre prossimo dedica un'ampia retrospettiva all'artista umbro, con circa 100 opere provenienti da diversi musei e da collezioni private americane, ma anche dalla Collezione Burri di Città di Castello.

Artista che ha indagato le qualità espressive della materia passando dalla pittura alla scultura

Poeta dell'arte definita 'informale', Alberto Burri ha indagato le qualità espressive della materia, spaziando dalla pittura alla scultura. Laureatosi in medicina nel 1940, Burri scopre l'ispirazione artistica nel campo americano di Hereford, in Texas, prigioniero degli americani, che lo avevano trasferito lì da Tunisi, dove si trovava dopo la cattura da parte degli inglesi. L'artista infatti si era arruolato come ufficiale medico nel 1943.

Tornato in Italia, nel 1946, Burri abbandona la medicina per dedicarsi definitivamente all'arte. Si trasferisce a Roma e alla galleria La Margherita tiene la sua prima mostra personale di pittura nel '47, e l'anno successivo, sempre nella stessa galleria, espone le sue prime opere stratte.

Tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni '50 appaiono le prime opere della serie le 'muffe', i 'catrami' e i 'gobbi', che lo pongono all'attenzione della critica e sono ottenute oltre che con pittura ad olio, anche con smalti sintetici, catrame e pietre pomice. Ma lo 'scandalo' di Burri arriva nei primi anni '50 con i sacchi, quadri ottenuti incollando dei sacchi di iuta sulla tela dipinta uniformemente di rosso o di nero, che danno all'opera un aspetto povero, ma che con la loro forza espressiva divengono dei 'classici', consacrando definitivamente l'artista umbro a livello internazionale. Li espone nel '52 alla Biennale di Venezia, poi nel '53 a Chicago e New York, e nel '55 all'Oakland Art Museum e alla Quadriennale di Roma.

Tra l''84 e l''89 realizza il Cretto di Gibellina, opera d'arte tra le più estese al mondo

Nella seconda metà degli anni '50 l'attenzione di Burri si sposta su altri materiali, dai legni alle plastiche al ferro, fino a raggiungere, negli anni '70, le soluzioni 'monumentali' con i Cretti e i Cellotex. Proprio negli anni '70 nasce l'idea del 'Cretto di Gibellina', un sudario di cemento con cui Burri riveste le rovine della città siciliana distrutta dal terremoto della Valle del Belice. Opera discussa, realizzata tra l''84 e l''89, con la sua superficie di 10 ettari è tra le opere d'arte contemporanee più estese al mondo. Con l'occasione del centenario sarà restaurata e completata.

Burri muore a Nizza il 13 febbraio del '95, un mese prima del suo ottantesimo compleanno. Le sue opere, che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell'arte, rimettendo in discussione a livello internazionale il concetto stesso di arte e influenzando artisti come Robert Rauschenberg, sono esposte nei più importanti musei del mondo: dal Centre Pompidou di Parigi al Guggenheim di New York, dalla Tate Gallery di Londra alla Gnam di Roma.

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