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Uccide figlia di 16 mesi lanciandola dal balcone

15 luglio 2019 | 13.41
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Il padre di 35 anni ha poi tentato il suicidio. La tragedia a San Gennaro Vesuviano nel napoletano

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Immagine di repertorio (Fotogramma)

Tragedia a San Gennaro Vesuviano, in provincia di Napoli. A mezzogiorno un 35enne, del luogo, ha lanciato la figlia di 16 mesi dal balcone al secondo piano di un palazzo, in via Cozzolino. La bimba è morta sul colpo. L'uomo si è poi lanciato giù a sua volta ed è attualmente ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Cardarelli di Napoli. In casa al momento c'erano solo loro due. Sull'accaduto sono in corso indagini da parte dei carabinieri. Nessuna spiegazione è stata fornita dal padre. Ricoverato all'ospedale Cardarelli di Napoli, è attualmente sottoposto a una delicata operazione alla colonna vertebrale. Secondo quanto si apprende, Narciso è rimasto cosciente per tutto il tempo e non ha fornito alcuna spiegazione per il gesto compiuto.

Ieri sera c'era stato un litigio tra marito e moglie. I due, secondo quanto si è appreso, si stavano separando: fatta eccezione per la lite avvenuta ieri sera, non sono documentati episodi violenti né risultano trascorsi giudiziari o denunce. Nessun membro della famiglia risulta coinvolto in problemi economici o giudiziari. La famiglia viveva a Caserta ma oggi i tre erano a San Gennaro Vesuviano, ospiti della madre di lei.

La tragedia di San Gennaro Vesuviano riporta alla mente un altro caso di violenza ai danni di un minore, avvenuto in provincia di Napoli. A gennaio scorso, tra le mura della propria abitazione a Cardito il piccolo Giuseppe, 7 anni, picchiato brutalmente dal compagno della madre, Tony Essobti Badre, 24 anni. La scena che, quel 27 gennaio, i poliziotti intervenuti si trovarono davanti fu terribile: Giuseppe era senza vita adagiato su un divano, mentre la sorellina, 6 anni, fu trovata ferita e subito trasportata all'ospedale pediatrico Santobono di Napoli. Una terza bimba, di appena 4 anni, fu fortunatamente trovata illesa. Già nella notte seguente il padre fu sottoposto a fermo per omicidio volontario del bimbo e per il ferimento della sorellina. Le indagini ricostruirono quanto avvenuto quella domenica nell'abitazione di Cardito: il 24enne colpì i bimbi a calci, pugni, schiaffi e con la mazza di una scopa per punirli per aver rotto la sponda di un letto comprato da poco. La posizione delle madre dei bimbi, inizialmente non indagata, si è complicata ad aprile quando il gip del Tribunale di Napoli Nord, competente per il territorio di Cardito, ha accolto la richiesta della Procura aversana, emettendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per la donna, in quanto gravemente indiziata dei reati di omicidio aggravato dai futili motivi, dalla crudeltà e dall'abuso delle relazioni domestiche nei confronti del figlio Giuseppe, e di tentato omicidio aggravato nei confronti della figlia, infine di maltrattamento aggravato nei confronti di tutti i 3 figli. Secondo gli investigatori, la donna provò a cancellare i segni delle percosse del compagno ai danni dei suoi figli, ma già nel periodo precedente era rimasta inerte di fronte ai maltrattamenti del 24enne sui bimbi. Più recente il caso di Jolanda Passariello, bimba di appena 8 mesi giunta in condizioni disperate la sera del 21 giugno all'ospedale di Nocera Inferiore, nel Salernitano. Sul suo corpicino erano evidenti diversi lividi segno di violenze subite. Inutile il tentativo dei sanitari di rianimare la piccola, morta poco dopo il suo arrivo all'ospedale Umberto I. Le indagini della Procura di Nocera Inferiore si sono subito concentrate sui genitori della bimba: la bimba, confermò il sindaco di Sant'Egidio Monte Albino, piccolo comune nel quale risiedeva la famiglia, era attenzionata dai servizi sociali. Dopo pochi giorni di indagini i due genitori sono stati arrestati con l'accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e maltrattamenti nei confronti della loro figlia. 

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