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Uccidevano minatori per ottenere risarcimenti, 5 condanne a morte in Cina

29 settembre 2015 | 15.06
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Foto di repertorio (Xinhua)

Uccidevano minatori spacciandosi poi come loro parenti per ottenere risarcimenti per la loro morte. E' questa l'accusa con la quale sono state condannate a morte cinque persone nella città cinese di Ningxia. Non è la prima volta che accadono simili truffe criminali in Cina, tanto che nel 2003 il regista Li Yang vinse un'orso d'argento al festival di Berlino con il film "Blind Shaft" (pozzo cieco) sulla storia di due assassini che viaggiano di miniera in miniera per trovare nuove vittime su cui lucrare.

Nel caso di Ningxia sono state condannate in tutto dieci persone per aver convinto con l'inganno cinque persone a lavorare in miniera, per poi ucciderle con pietre, pale e picconi. Gli omicidi sono avvenuti fra il 2010 e il 2013 e hanno fruttato alla banda risarcimenti per un totale di 2,3 milioni di Yuan (oltre 360mila dollari). Tre persone sono state condannate a morte, due alla pena capitale sospesa (una condanna che spesso viene commutata in ergastolo) e altri cinque hanno ricevuto pene fra i tre e i 15 anni di carcere.

In Cina molti proprietari di miniere preferiscono pagare un risarcimento alle famiglie delle vittime sul lavoro per mettere tutto a tacere ed evitare inchieste delle autorità. Gli incidenti in miniera sono purtroppo frequenti a causa dello scarso rispetto delle regole di sicurezza.

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