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Ucraina: Kiev, tregua non rispettata, non inizia ritiro armi pesanti

23 febbraio 2015 | 10.44
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Kiev non inizia il ritiro delle armi pesanti denunciando il continuo mancato rispetto della tregua da parte dei separatisti. Alla vigilia dell'incontro dei ministri degli esteri dei quattro paesi del formato Normandia, la Germania definisce insoddisfacente l'attuazione degli accordi di Minsk

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Le forze ucraine non intendono iniziare il ritiro delle armi pesanti dalla linea del fronte perché i separatisti, denuncia il portavoce della difesa Anatoly Stelmakh, continuano a non rispettare il cessate il fuoco. E alla vigilia dell'incontro di domani a Parigi dei ministri degli esteri dei quattro paesi del cosiddetto 'formato Normandia' (Russia, Ucraina, Francia e Germania), il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert definisce "insoddisfacente" l'attuazione dell'accordo raggiunto a Minsk. L'intesa prevede che a due giorni dall'entrata in vigore della tregua, le parti coinvolte nel conflitto inizino a ritirare le armi da una zona cuscinetto estesa fra i 50 e i 140 chilometri (la distanza del ritiro dipende da gittata e calibro delle armi) e lo completino 14 giorni dopo.

"L'attuazione delle misure concordate non è soddisfacente, considerando la situazione sul terreno complessiva dall'incontro dei leader a Minsk", ha affermato Seibert precisando che "decisivo è il cessate il fuoco: per il governo tedesco è preoccupante non aver ancora registrato nulla di simile".

Le ostilità, ha ammesso Stelmakh, sono diminuite dopo il ritiro, la scorsa settimana, delle forze di Kiev da Debaltseve. Ma ancora questa notte, i separatisti hanno aperto il fuoco contro i militari ucraini due volte. Nelle ultime 24 ore sono rimasti uccisi due soldati ucraini in una delle 27 violazioni della tregua denunciate da Kiev, informazioni respinte dai separatisti secondo cui gli attacchi sono stati lanciati dai militari ucraini. "Non si può parlare di ritiro delle armi fino a che le postazioni dei soldati ucraini continuano a essere prese di mira", ha aggiunto un altro portavoce Vladyslav Seleznnuyov. Il ritiro inizierà "quando il nemico smetterà di aprire il fuoco contro le nostre posizioni", ha precisato Stelmakh.

Un ragazzo di 15 anni è poi morto oggi nell'ospedale in cui era stato ricoverato ieri per le ferite riportate nell'esplosione a Kharkiv, la città dell'est dell'Ucraina, teatro dallo scorso ottobre di una serie di attentati. Il bilancio delle vittime della bomba esplosa durante la marcia per la pace organizzata per ricordare gli eventi della Maidan dello scorso anno sale così a tre morti, oltre a un agente di polizia e un attivista. Che sia Kharkiv, sul percorso ferroviario dalla Russia alla regione di Donetsk alternativo a quello distrutto dalla guerra che passa da Debalteso, dove gli attentati fino a ieri erano solo a scopo dimostrativo e non avevano come obiettivo quello di provocare morti, o Mariupol, dove fonti del governo ucraino denunciano l'arrivo di altre unità separatiste il prossimo obiettivo dei separatisti sostenuti da Mosca, è l'argomento di cui si parla in queste ore in Ucraina.

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