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Ucraina: la guerra della ministra delle Finanze cresciuta a Chicago

06 marzo 2015 | 16.04
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A Kiev Natalie Jaresko deve combattere contro corruzione, inflazione galoppante, moneta debole, riserve in esaurimento e negoziare con Fmi e Banca mondiale in una battaglia altrettanto importante di quelle dell'est.

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Natalie Jaresko insieme ad Arseniy Yatsenyuk e Angela Merkel - (foto Bloomberg)

Il Donbass non è l'unico campo di battaglia aperto in Ucraina. L'altro fronte sono le finanze dello stato e a guidare lo sforzo del governo per uscire dalla crisi che rischia di portare il paese al collasso tanto quanto la guerra nell'est è Natalie Jaresko, 49 anni, ministra delle Finanze, cresciuta nel West Side di Chicago. Dopo aver aperto insieme ad altri sette diplomatici americani l'ambasciata a Kiev nel 1992, ha fondato una private equity che ha lasciato tre mesi fa per entrare al governo, insieme ad altri due ministri stranieri -che come lei nel frattempo hanno acquisito la cittadinanza ucraina- Aivaras Abromavicius, il ministro dell'Economia di origini lituane, e Alexander Kvitashvili, ministro delle Finanze di origini georgiane.

E' Jaresko a condurre i negoziati con il Fondo monetario internazionale -che ha appena messo sul piatto 17,5 miliardi di dollari per i prossimi quattro anni- e Banca mondiale e a definire la riforma del sistema fiscale. Mentre il sistema bancario si avvicina al collasso. La valuta perde valore -per acquistare un dollaro prima dell'inizio delle proteste sulla Maidan erano necessarie otto hrvynie, il 25 febbraio, il giorno in cui in poche ore la moneta ha perso un terzo del suo valore, 32,5. L'inflazione galoppa al 28 per cento. Le finanze pubbliche registrano un buco da 40 miliardi di dollari lasciato da Viktor Yanukovich. Il pil, crollato del 20 per cento nel 2014 è destinato a scendere del 5,5 quest'anno secondo le proiezioni ottimistiche, in caso di pace nell'est, del ministero dell'eEonomia. Le riserve di valuta straniera sono passate da 20,4 a meno di sette.

Sul fronte delle buone notizie, invece, oltre agli aiuti dell'Fmi, Jaresko ha aggiunto 2 miliardi di eurobond acquistati dagli Stati Uniti, l'impegno da 2,2 dell'Unione europea, un impegno da un miliardi di dollari, ognuno, per Germania, Giappone e Canada.

Il padre di Natalie, Ivan, era nato nel 1932 a Poltava, nell'est. Era stato deportato in un campo nazista in Germania e dopo la guerra era emigrato a Chicago, dove aveva incontrato la madre, Maria, anche lei fuggita dall'Ucraina. "La storia tipica di una famiglia passata da Ellis Island", racconta in una lunga intervista a Bloomberg. "Mio padre voleva davvero che ci integrassimo nella società americana, Gli anni successivi al maccartismo lo aveva convinto che dovevamo diventare una famiglia della classe media americana", ricorda.

Una laura in economia alla DePaul University e un master in politiche pubbliche alla Kennedy School di Harvard. "A mio padre non interessava, per lui il governo era una cosa da evitare". Poi il primo lavoro, al desk economia dell'ufficio per le questioni sovietiche del dipartimento di stato. In seguito, una volta sciolta l'Urss, un incarico come diplomatica a Kiev. Da allora, ha sempre vissuto in Ucraina. "Mio padre non riusciva a capire cosa mi fosse successo, cosa si era inceppato. Era riuscito a raggiungere il paese dei balocchi e io ero volevo tornare nell'altro, a posto da cui arrivava".

Dopo poco, Jaresko lascia la carriera diplomatica e inizia a lavorare per il fondo Nis, sostenuto dall'Agenzia per lo sviluppo internazionale americana per lanciare piccole medie imprese. Due anni dopo la rivoluzione arancione del 2004, Jaresko apre insieme a tre partner Horizon Capital, che gestiva il Nis e altri fondi, con un portafoglio di investimenti arrivato a superare i 600 milioni di dollari.

E poi, di nuovo il governo, con la svolta dello scorso anno. "Chiunque sia vicino all'Ucraina ha capito che questo era un momento incredibile per riuscire a portare avanti il paese, come non era stato fatto abbastanza velocemente negli ultimi 22 anni. C'era stato un cambiamento radicale della società civile e le aspettative della società non potevano più essere ignorate". Sono i cacciatori di teste ingaggiati dal presidente per riempire le caselle della nuova amministrazione a contattarla. L'incontro con Petro Poroshenko e Arseniy Yatsenyuk va bene. "Hanno fatto leva sul mio patriottismo. Avevamo una visione comune su ciò che andava fatto in termini di riforme, clima degli investimenti, istituzioni finanziarie internazionali, relazioni bilaterali". E' così che decide di accettare la carica di ministro. Stipendio di 10mila hryvnia al mese (300 dollari).

"Sono sempre stata ucraina, ora sono cittadino ucraino. Lo faccio per patriottismo. Non ho altri motivi, voglio solo fare la differenza. L'Ucraina deve farcela. Non c'è spazio perché nessuno di noi non ci riesca". Ha appena avviato un sistema elettronico per la dichiarazione dei redditi delle imprese. Per eliminare il miliardo di dollari di frodi fiscali. Obiettivo di riforme, anche l'Iva, un'altra grande fonte di corruzione, a cui si riconduce una perdita del 25 per cento delle entrate dello stato.

Il consiglio nazionale per le riforme, che lavora con Jaresko e altri esponenti dell'amministrazione, è guidato dall'ex ceo di Microsoft Ukraine Dmytro Shymkiv: allo studio ci sono 60 diverse riforme di grande portata. La metà dei dipendenti del consiglio non ha mai inviato una mail, un terzo mai usato un computer. "Dobbiamo costruire ex novo un sistema sostenibile. Ora non lo è. Alcuni risultati arriveranno lentamente. Ma abbiamo visto come le cose possono cambiare velocemente", ha Shymkiv. Chissà cosa ne penserebbe Ivan Jaresko, si chiede ogni tanto Natalie.

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