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Ucraina, Massolo: "Per Putin terza fase guerra, si aspetta resa ma risultati solo virtuali"

30 settembre 2022 | 19.19
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Il presidente dell'Ispi commenta così la cerimonia al Cremlino, con la firma dei trattati di annessione che segna "una nuova escalation del conflitto", durante la quale si è detto pronto a negoziare, a condizione che Kiev riconosca la nuova realtà sul terreno

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Con l'annessione alla Russia delle quattro regioni ucraine, Vladimir Putin ha dato avvio alla terza fase della sua operazione speciale, quella in cui ritiene raggiunti gli obiettivi indicati nella seconda - la conquista del Donbass, dopo aver 'rinunciato' alla presa di Kiev della prima fase - e attende adesso la resa degli ucraini. "Una realtà scritta sulla carta, solo virtuale". Giampiero Massolo, presidente dell'Ispi, commenta così la cerimonia al Cremlino, con la firma dei trattati di annessione che segna "una nuova escalation del conflitto", durante la quale si è detto pronto a negoziare, a condizione che Kiev riconosca la nuova realtà sul terreno.

"Noi ci troviamo in una situazione in cui Putin non può perdere questa guerra, perché ne ha fatto una questione personale e perderla comprometterebbe le basi del suo potere - sottolinea Massolo, parlando con l'Adnkronos - Ma le stragi, i fatti terribili di questi mesi rendono impossibile a Zelensky accomodare una pace qualsiasi. Mentre l'Occidente non può accettare una situazione in cui sia sconvolto il fondamento stesso delle regole della civile convivenza nella comunità internazionale".

Secondo l'ambasciatore, ex segretario generale della Farnesina ed ex direttore del Dis, adesso "ci troviamo di fronte ad una nuova escalation, che nell'ottica di Putin risponde ad una mossa classica, quella di usare le comunità russe all'estero, dire che le vuole difendere perché sono oggetto di minaccia, proclamare delle repubbliche fantoccio e condurre referendum farsa, annettendole poi in spregio a ogni regola internazionale".

Tutto questo, osserva Massolo, serve "per dare al popolo russo la sensazione di aver dato un senso all'operazione speciale, non poteva non farlo perché ha mobilitato 300mila riservisti. E adesso si dice pronto a negoziare, chiedendo la resa degli ucraini". Senza dimenticare che così ha creato "una motivazione giuridica per reagire se ci fosse un attacco su quello che ora per lui è suolo russo".

Una condizione che crea "un'escalation nell'escalation, con la minaccia implicita del ricorso all'arma nucleare", sostiene il presidente dell'Ispi. Convinto che "nell'immediato" difficilmente Putin arriverà "all'irreparabile, che non è nel suo interesse, il suo interesse è restare al potere, potendo prima usare altri strumenti". Massolo pensa alla "minaccia cibernetica che non ha usato ancora a pieno, ai flussi migratori, all'interruzione delle forniture, alla possibilità di fomentare conflitti locali, alcuni dei quali proliferano in zone di estremismo islamico, ad azioni di sabotaggio", come potrebbe essere avvenuto con il Nord Stream.

Dunque, secondo il presidente dell'Ispi, ci prepariamo ad una fase "verosimilmente lunga, in cui, avendo difficoltà a farlo sul terreno, continuerà con ogni mezzo a cercare di dividere l'Occidente, a fiaccare le sue opinioni pubbliche, laddove l'Occidente ha finora dato prova di sufficiente coesione", mentre da parte di Cina e India si avvertono "segnali di crescente disagio, non trascurabili, nel timore che la situazione posa sfuggire di mano, anche se è ancora presto per dire" che questi segnali porteranno a un qualche tipo di riallineamento.

Nel frattempo "sta avanzando il cattivo tempo, in quelle regioni la situazione sarà frenata dall'arrivo del fango", per cui ci avviamo verso una situazione in cui "non ci saranno progressi decisivi, una situazione in cui gli ucraini continueranno la controffensiva, ma i russi non cederanno e, avendo difficoltà sul terreno, cercheranno l'escalation con gli altri mezzi", sostiene il presidente dell'Ispi.

Che poi parla degli "scricchiolii" che si avvertono sempre più forti in Russia con le proteste seguite all'annuncio della mobilitazione parziale: "Noi siamo abituati che le dittature a volte cadono di colpo, smottano, non possiamo escludere che questo accada anche a Mosca, ma non mi sembra che siamo ancora a quel punto e anche questo rientra nella sfida del tempo" di questa guerra, "Putin tenta di divederci, noi di sfiancare l'aggressore".

Siamo dunque entrati nella terza fase del conflitto, chiosa Massolo, "sulla base dell'idea che l'operazione speciale ha avuto dei risultati e si attende la resa da parte degli ucraini. Ma tutto questo è scritto sulla carta, si tratta di una realtà virtuale, perché di fatto Putin è in difficoltà, tutti questi segnali denotano debolezza più che forza, anche se la debolezza di chi possiede un arsenale nucleare".

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