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Ucraina, padre Spadaro: "Si pone una grande sfida davanti a Kirill"

04 marzo 2022 | 20.27
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L’analisi del direttore di Civiltà Cattolica

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“Si pone una grande sfida per il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill”. Lo sottolinea padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, in una articolata analisi per l’Adnkronos. “Per capire la situazione religiosa in Russia e Ucraina - premette - occorre ricordare che esistono due Chiese ortodosse in Ucraina. Quella composta da coloro che si riconoscono nel Patriarcato di Mosca, e la Chiesa alla quale nel 2019 il patriarca di Costantinopoli ha riconosciuto l’autocefalia con sede a Kiev. Per autocefalia si intende il diritto di amministrarsi in modo indipendente. La Chiesa autocefala non riconosce alcuna autorità di governo ecclesiale al di sopra del proprio metropolita, Epifanio. L’altra, quella in comunione con Mosca, invece ha come patriarca Kirill, ed è retta dal metropolita Onofrio. Con l’autocefalia si è creata una spaccatura ecclesiale simile a quella politica, in qualche modo, perché era inconcepibile per la Chiesa russa perdere il suo legame con quella ucraina, dalla quale per altro è nata originariamente”.

“Da qui - osserva il gesuita - la rottura della comunione con Costantinopoli e quindi con la Chiesa guidata da Epifanio. Se la posizione di Epifanio è immediatamente comprensibile e durissima, resta da capire quella del metropolita unito alla sede di Mosca. E possiamo verificare che, con lo scoppio della guerra, le due Chiese, di per sé divise, si sono avvicinate nel loro messaggio. Il metropolita unito alla sede di Mosca ha chiesto la riconciliazione interna: ‘per il nostro esercito e il nostro popolo, vi chiedo di dimenticare le reciproche liti e incomprensioni e di unirvi con amore a Dio e alla nostra Patria’. Onofrio ha chiaramente sostenuto e continua a sostenere la sovranità statale e l'integrità territoriale dell'Ucraina, e il 24 febbraio si è appellato anche al Presidente Putin perché fermi la ‘guerra fratricida: ‘Vladimir Vladimirovich, fai di tutto per porre fine alla guerra sul suolo ucraino!’, ha ripetuto. I popoli ucraino e russo — ha detto — ‘sono usciti dal fonte battesimale del Dnepr e la guerra tra questi popoli è una ripetizione del peccato di Caino, che uccise con invidia il proprio fratello’”.

Padre Spadaro ricorda che “la Chiesa cattolica, guidata dell'Arcivescovo maggiore Sviatoslav, il 24 febbraio ha firmato un accorato appello: ‘In questo momento storico, la voce della nostra coscienza ci chiama tutti uniti a difendere lo Stato ucraino libero, conciliare e indipendente!’, ha scritto. Dunque, le chiese ortodosse e quella cattolica nei loro pastori appaiono sostanzialmente unite nel messaggio che offrono. Molto bello il messaggio della Conferenza episcopale dei vescovi cattolici che hanno chiesto di pregare per i governanti ucraini e per tutti coloro che difendono la nostra patria, ma anche ‘per coloro che hanno iniziato la guerra e sono stati accecati dall’aggressione. Proteggiamo i nostri cuori dall'odio e dalla rabbia contro i nostri nemici. Cristo dà una chiara istruzione di pregare per loro e di benedirli’”.

Da qui la domanda delle domande: “Che cosa fa e farà Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie? Il 24 febbraio ha firmato un appello nel quale invita ‘tutte le parti in conflitto a fare tutto il possibile per evitare vittime civili’ e ’a offrire una preghiera profonda e fervente per il rapido ripristino della pace’”. Il gesuita ricorda poi che nel suo recente incontro con il Nunzio apostolico, mons. Giovanni D'Agnello, “il Patriarca ha affermato che le Chiese, non partecipino alle ‘tensioni contraddittorie e in lotta tra loro che sono oggi presenti nell'agenda mondiale», perché «la Chiesa non può partecipare al conflitto, può solo essere una forza pacificatrice’. In questi interventi, come si comprende, non ci sono stati appelli al Presidente russo, né richieste di cessazione immediata del conflitto”.

“La questione del rapporto tra il Presidente e l’ortodossia è complesso. Putin - osserva il direttore di Civiltà Cattolica- sembra avere una visione erede della tradizione imperiale della Russia. L'impero è fatto di grandi differenze tenute insieme da una grande e forte tradizione culturale. In questo senso l'ortodossia è per il presidente un cardine dell'identità russa, della sua tradizione, dell'anima del Paese. L'elemento problematico è il nazionalismo che emerge in questa situazione nel quale Stato e Chiesa si appoggiano reciprocamente. Adesso è da capire la posizione della Chiesa ortodossa ucraina legata a Mosca nei confronti del Patriarca. Il Santo Sinodo di questa Chiesa si era appellata il 28 febbraio proprio al Patriarca chiedendogli di pronunciarsi ‘sulla cessazione dello spargimento di sangue fratricida sul suolo ucraino e di invitare la leadership della Federazione Russa a fermare immediatamente le ostilità che già minacciano di trasformarsi in un guerra mondiale”.

Spadaro segnala ancora che “pure all’interno dell’ortodossia russa è da notare un segno importante appena giunto: un gruppo di circa 240 sacerdoti e diaconi ha lanciato un forte appello a tutti coloro dai quali dipende la fine della guerra in Ucraina, definita ‘fratricida’, chiedendo la riconciliazione e un’immediata cessazione degli scontri. Ma le tensioni arrivano anche al fatto che alcuni ucraini legati a Mosca – tra i quali il metropolita di Soumy et Akhtyrk – hanno deciso di non nominare più il Patriarca Kirill durante le liturgie. Ricordo che anche il Consiglio ecumenico delle Chiese ha scritto una lettera al patriarca Kirill di Mosca per chiedergli di alzare la propria voce affinché la guerra possa essere fermata”.

“Sappiamo bene - annota ancora Spadaro nella sua analisi - come in alcuni popoli il rapporto tra religione e politica sia abbastanza stretto. La speranza ora è che prevalga la tensione evangelica, ossia quella dell’unità, che non considera mai la guerra come sistema per risolvere i problemi. Per il Patriarca russo Kirill sembra porsi una sfida importante: rimanere nella posizione attuale o ascoltare il suo metropolita di Kiev e i fedeli ucraini in comunione con lui che gli chiedono di levare la sua voce? Certo, sento di ricordare le parole che il Papa ha pronunciato nell’Angelus di domenica 20 febbraio: ‘Com'è triste, quando persone e popoli fieri di essere cristiani vedono gli altri come nemici e pensano a farsi guerra! È molto triste’”.

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