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Ucraina, presidente e premier promettono autonomia ma separatisti non cedono

18 aprile 2014 | 19.28
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Kiev, 18 apr. (Adnkronos/Ign) - Appello congiunto all'unità dell'Ucraina del presidente facente funzione Oleksandr Turchynov e del premier Arseniy Yatsenyuk mentre i separatisti che occupano gli edifici pubblici in diverse località dell'Est del Paese respingono il contenuto dell'accordo di Ginevra.

In un intervento televisivo congiunto, Turchynov e Yatsenyuk hanno anticipato il contenuto delle riforme della Costituzione che la Verkhovna Rada dovrebbe approvare in prima lettura già prima delle elezioni presidenziali del 25 maggio, e in ultima lettura entro l'anno, assicurando una ampia decentralizzazione e uno ''status speciale'' per la lingua russa. Yatsenyuk ha anche precisato che è stato già inviato in Parlamento il provvedimento di amnistia per i separatisti che cedono le armi e sgomberano gli edifici occupati e che non si sono macchiati di reati gravi.

Venerdì mattina, però, gli attivisti filorussi che da giorni occupano la sede del governo e del parlamento locale a Donetsk hanno reso noto che non intendono lasciare i palazzi fino a che il ''governo illegale'' a Kiev, Turchynov e Yatseniuk, non avranno rassegnato le dimissioni. ''Anche loro hanno occupato edifici pubblici'', ha affermato il leader della autoproclamata 'Repubblica popolare di Donetsk', Denis Pushilin. E' stato inoltre fissato per il 12 del mese prossimo un referendum sull'autonomia della regione. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ''non ha firmato l'accordo di Ginevra a nome nostro, ma a nome della Russia'', ha aggiunto Pushilin.

Un altro dei leader filo russi di Donetsk, Miroslav Rudenko, ha aggiunto che gli edifici pubblici occupati non saranno sgomberati e i separatisti non consegneranno le loro armi - come invece previsto dall'accordo raggiunto a Ginevra - fino a quando il governo di transizione ucraino non ritirerà le forze militari dislocate nelle regioni a Est e a Sud.

Rudenko ha inoltre condizionato l'adozione dei passi che segnerebbero la 'de escalation' della crisi invocata a Ginevra, alla concessione della cittadinanza russa ai separatisti, alla scarcerazione dei separatisti arrestati fino ad ora e al disarmo delle milizie come Praviy Sektor.

La tensione rimane alta anche in altre località della regione di Donetsk: un separatista sarebbe morto in seguito all'intervento dei militari ucraini contro un posto di blocco. Il premier Arseniy Yatseniuk ha detto di non nutrire ''l'irragionevole'' aspettativa di una veloce fine dei disordini nelle città dell'Est, precisando che la Russia ''non aveva altra scelta che firmare la dichiarazione di Ginevra, in cui si condanna l'estremismo''.

KIEV RAFFORZA CONTROLLI ALLA FRONTIERA - In meno di 24 ore l'Ucraina ha respinto alla frontiera 150 cittadini russi, dopo l'introduzione giovedì di una nuova norma per ostacolare ''le azioni dei provocatori nell'Est e nel Sud del Paese'' che investe i cittadini russi, o crimeani maschi di età compresa fra i 16 e i 60 anni di età, ai quali non verrà concessa l'autorizzazione a varcare la frontiera se non dimostreranno ragioni credibili per giustificare il loro viaggio. La stessa norma vale anche per le donne crimeane di età compresa fra i 20 e i 35 anni alle quali sarà concesso il permesso di varcare la frontiera solo dopo ''verifiche speciali''. Aeroflot ha diffuso un avviso in cui sconsiglia ai russi di recarsi in Ucraina in questo periodo.

Da giovedì, a circa 80 persone è stato negato il diritto di imbarcarsi su voli diretti in Ucraina, denuncia l'agenzia di stampa russa Interfax citando fonti non identificate. E altre 70 persone, fra loro anche 15 donne, sono state fatte scendere da treni alla frontiera, aggiunge il sito di notizie Gazeta.ru. Il ministero degli Esteri russo ha chiesto spiegazioni all'Ucraina anticipando ''possibili misure in ritorsione'' contro quelle adottate da Kiev che di fatto limitano la libertà di circolazione delle persone mantenuta fra i Paesi dell'area.

Militari ucraini avrebbero inoltre iniziato a scavare un fossato alla frontiera con la Russia nella provincia di Sumy, a nord di Donetsk. Secondo quanto viene reso noto da fonti locali, ma non ancora confermato ufficialmente, il fossato dovrà coprire fino a 500 chilometri di confine.

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