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Lazio: Uil, in edilizia oltre 20mila addetti irregolari

18 febbraio 2015 | 16.50
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Scenario aggravato ancora di più dalla crisi.

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A fronte di oltre 45 mila i lavoratori regolari del settore edile del Lazio, ce ne sono circa 20 mila irregolari o in nero. Numero quest’ultimo sempre più in crescita soprattutto dal 2008 a oggi, periodo in cui quasi 50 mila addetti hanno perso l'impiego. Questi alcuni dati che emergono da uno studio della Feneal Uil e della Uil di Roma e del Lazio, e presentati oggi nel corso di un convegno sul tema delle infiltrazioni mafiose nel settore delle costruzioni, "per discutere insieme alle istituzioni preposte e ad alcuni magistrati e lanciare l’idea del 'Cantiere della legalità', dove far convergere le proposte congiunte per una soluzione del fenomeno".

La situazione di crisi ha prodotto, oltre la perdita di posti di lavoro, secondo il sindacato, la chiusura di oltre 4.000 aziende edili e una riduzione di circa il 50% delle ore di lavoro. A cui va ad aggiungersi il fatto che anche per i lavoratori regolari la media delle ore denunciate alle casse edili si aggira intorno alle 5 di media.

"Ciò significa -spiega il segretario generale della Feneal Uil Lazio, Francesco Palese- che anche le aziende in regola tendono oramai a denunciare un montante ore inferiore a quello effettivo che in genere è almeno il doppio. In cantiere infatti si lavora generalmente dalle 7 alle 17 e in estate forse ancora di più. La crisi però non può e non deve rappresentare un alibi per le aziende che tendono sempre più ad evadere gli impegni contrattuali, anche attraverso il distacco dei lavoratori tra aziende e un ricorso sempre più frequente al subappalto".

A ciò si aggiungono alcune caratteristiche proprie del settore delle costruzioni quali la temporaneità, la mobilità. "Caratteristiche che contribuiscono ad incrementare ulteriormente l’infiltrazione mafiosa -continua Palese- tanto che oggi si può tranquillamente affermare che il Lazio è diventato un vero e proprio laboratorio criminale nel settore. Dove per criminalità non si intende soltanto la mafia vera e propria, ma anche il sistema di corruzione negli appalti pubblici portato alla luce soprattutto dall’inchiesta di 'Mafia Capitale'".

L’edilizia, insieme all’agricoltura e al terziario, è, per il sindacato, il settore con la più alta percentuale di lavoro nero e/o irregolare e i cantieri risultano essere i luoghi di lavoro dove meno si rispettano le normative sulla sicurezza. Non è un caso, infatti, che circa il 20% degli infortuni mortali sul lavoro avvengano in campo edile. Primi in questa triste classifica la Capitale e la sua provincia, seguite da Latina e Frosinone.

"Ci viene ripetuto -commenta il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri- che il numero di incidenti è diminuito. Sarà pur vero prendendo i dati in senso assoluto, ma la situazione è completamente diversa se rapportati all’incremento del tasso di disoccupazione. La diminuzione degli infortuni infatti è direttamente proporzionale all’aumento del tasso di disoccupazione che, con il suo 12,8% nel Lazio, ha raggiunto lo scorso anno livelli record. Disoccupazione che ha colpito prevalentemente i settori dell’industria e dell’edilizia, da sempre i più a rischio a livello di sicurezza".

Secondo Bombardieri, "dall’altro lato bisogna considerare che la crisi sta favorendo il ricorso al lavoro nero e sommerso, dove le norme sulla sicurezza trovano di raro applicazione".

"Durante un’inchiesta da noi svolta lo scorso anno la maggior parte dei lavoratori intervistati, quasi tutti stranieri, ci hanno raccontato - riferisce - di aver perso il lavoro nell’arco degli ultimi due anni e alcuni di loro, residenti regolarmente in Italia da anni, hanno rimandato nel Paese d’origine le proprie famiglie. Ci hanno raccontato -conclude il sindacalista- di crediti che spesso non riescono a riscuotere e fughe repentine dai cantieri in caso di controlli o ispezioni".

E dai dati incrociati tra forze dell’ordine e Inps emerge che oltre il 40% delle aziende del Lazio, soprattutto a conduzione famigliare, sfrutta il lavoro irregolare.

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