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Un fiore nel piatto per ricette colorate e originali

12 settembre 2014 | 13.22
LETTURA: 3 minuti

Si va dalla lavanda che, speziata e profumata, conferisce un tocco in più in piatti salati (come ad esempio i tagliolini alla lavanda) e dolci (a Marsiglia fanno un biscotto tipico all'aroma di lavanda, le ''navette''), alla magnolia i cui petali sono buoni cucinati fritti con la pastella

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Non è da sottovalutare l'aspetto economico: "venduti a mazzetto, i fiori sono anche molto economici " rappresentando così un valido aiuto in periodo di crisi. I fiori da utilizzare in cucina sono tantissimi. Si va dalla lavanda che, speziata e profumata, conferisce un tocco in più in piatti salati (come ad esempio i tagliolini alla lavanda) e dolci (a Marsiglia fanno un biscotto tipico all'aroma di lavanda, le ''navette''), alla magnolia i cui petali sono buoni cucinati fritti con la pastella.

C'è il nasturzio, leggermente piccante, ottimo nelle insalate, ma anche in zuppe, creme, salse, pollo, torte, formaggi, carpaccio, carni, dolci e bevande; la begonia, che cambia sapore a seconda del colore (rossa ha un sapore acido che ricorda il limone, bianca è più dolce); il geranio, ottimo in sorbetto; la rosa canina con cui profumare sughi di carne; la bocca di leone, utilizzata in insalate, tartine, pasta, carne, sorbetti, yogurt, anche ripieni di paté, formaggi cremosi, caviale.

Magnolia, nasturzio, begonia. Un bouquet colorato può essere la base ideale per un menù gustoso, originale, economico ed eco-friendly. Dall'antipasto al dessert le tante varietà di fiori commestibili diventano ingredienti che crescono spontaneamente, un tempo parte integrante della nostra tradizione alimentare , oggi soppiantata dall'industria alimentare .

Qualche esempio? I fiori di sambuco sono ottimi fritti (così come quelli di borragine, calendula e papavero) ma anche caramellati per dessert . Prima di avventurarsi, però, qualche raccomandazione: " è bene cercare nei posti giusti e per chi non ha una guida specializzata, munirsi di un buon manuale", suggerisce Carlo Bagliotti, direttore rivista Slow Food.

Il rischio di sbagliare, infatti, è sempre dietro l'angolo: " ad esempio c'è una pianta molto simile all'asparago selvatico che ha delle controindicazioni di tossicità". Inoltre, "è sconsigliato raccogliere fiori in città, ai bordi delle strade dove il carico di inquinamento è molto carico". Per chi sceglie di sperimentare, Bagliotti consiglia una gita fuori porta " abbinando la voglia di conoscere la biodiversità non solo dei luoghi ma anche a tavola".

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