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Ricerca: terapia genica made in Italy verso cura per malattia di Krabbe

11 aprile 2016 | 12.55
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Cellule cerebrali corrette dalla terapia genica - (Tiget-San Raffaele)

Un'altra malattia rara, la sindrome di Krabbe, potrebbe trovare una cura grazie alla terapia genica italiana targata San Raffaele-Telethon. Dopo gli studi pionieristici avviati negli anni '90, che hanno permesso di guarire i piccoli con Ada-Scid, i cosiddetti 'bimbi in bolla' in costante pericolo di vita per una grave immunodeficienza che li rende incapaci di difendersi anche da una semplice infezione, gli scienziati dell'Istituto San Raffaele Telethon-Tiget di Milano annunciano un nuovo successo ottenuto correggendo il difetto genetico all'origine di una patologia ritenuta finora incurabile. Nella sua forma più comune, la Krabbe insorge entro i primi 3-6 mesi di vita e porta alla morte entro i 3 anni. Il lavoro, condotto sulle scimmie, è pubblicato su 'Embo Molecular Medicine' e apre una frontiera per future applicazioni nell'uomo.

Il team guidato da Angela Gritti, a capo dell'Unità di terapia genica con cellule staminali neurali per le malattie da accumulo lisosomiale, ha dimostrato l'efficacia di un approccio di terapia genica intracerebrale per bloccare il danno neurologico associato alla malattia di Krabbe. Una patologia causata da mutazioni nel gene Galc e caratterizzata dall'accumulo di sostanze tossiche nelle cellule che formano la mielina, la guaina che riveste come un nastro isolante le fibre nervose. Gritti e colleghi - spiegano dall'Irccs di via Olgettina e da Fondazione Telethon, che nella ricerca sulla malattia di Krabbe ha investito oltre 2,6 milioni di euro su 12 progetti che hanno prodotto 41 pubblicazioni scientifiche - sono riusciti a correggere parte delle cellule nervose malate traghettando al loro interno una versione funzionante del gene Galc, veicolata nel Dna usando un virus dell'Aids opportunamente modificato (vettore lentivirale).

Iniettato direttamente nel cervello, questo Hiv neutralizzato e 'caricato' ad hoc, è in grado di far esprimere alle cellule una proteina Galc sana. Quest'ultima non solo ripulisce dagli accumuli tossici le cellule corrette dalla terapia genica, ma viene anche trasportata nel tessuto nervoso a beneficio delle altre cellule malate. Questi risultati erano stati osservati in studi precedenti su modelli murini. Ora i ricercatori hanno dimostrato che l'infusione terapeutica non solo è sicura, ma permette di ridurre alcuni sintomi ed effetti della malattia in breve tempo anche su un primate non umano affetto dalla malattia di Krabbe, nato nella colonia americana di Tulane in Louisiana, che rappresenta il modello Krabbe più vicino all'uomo. Il prossimo passo sarà validare sicurezza ed efficacia della terapia su un numero maggiore di animali, prima di poter avviare i test clinici.

Correggere il Dna malato, la storia di un successo tricolore

Nell'ambito dello stesso studio la terapia genica intracerebrale è stata valutata anche per il trattamento della leucodistrofia metacromatica, una malattia da accumulo lisosomiale con caratteristiche simili alla Krabbe, ma provocata da mutazioni in un altro gene denominato Arsa. Anche in questo caso gli esperimenti hanno mostrato che l'iniezione del vettore è sicura e permette di ripristinare le funzioni del gene difettoso.

Per la leucodistrofia metacromatica è già in corso al Tiget uno studio clinico iniziato nel 2010 per un'altra terapia genica, che prevede il prelievo delle staminali del sangue dal midollo osseo del paziente, la loro correzione in laboratorio e la successiva reinfusione. Il trattamento sta dando ottimi risultati, sottolineano dall'Istituto milanese, soprattutto quando somministrato nella fase pre-sintomatica della malattia. Rispetto a quest'ultima metodica, già applicata nei pazienti, la tecnica descritta nel nuovo lavoro prevede invece l'infusione dei geni funzionanti direttamente nel cervello e in futuro potrebbe offrire una speranza anche per i bambini con patologia già sintomatica, o per i pazienti con esordio tardivo dei sintomi.

Gli studi sulla terapia genica raccontano la storia di un successo tutto tricolore. Dopo la vittoria messa a segno nel 2002 con la guarigione dell'Ada-Scid, nel 2010 al Tiget è stata avviata la sperimentazione su pazienti con leucodistrofia metacromatica e sindrome di Wiskott-Aldrich. La sua particolarità è proprio l'uso del vettore virale ricavato dall'Hiv, nato da un'intuizione del direttore del Tiget Luigi Naldini, che nel 2013 ha confermato l'efficacia della terapia. Al momento sono in corso numerosi studi per testarla contro altre patologie fra cui la beta-talassemia, un'anemia cronica causata da un difetto nella produzione di emoglobina. Recenti ricerche hanno dimostrato in modelli sperimentali anche un potenziale utilizzo della terapia genica come trattamento definitivo dell'emofilia B, malattia dovuta al difetto di un fattore della coagulazione del sangue, responsabile di sanguinamenti spontanei potenzialmente letali.

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