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Salute: una mano dal cielo, andare in chiesa è un antidepressivo

08 agosto 2015 | 15.04
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Non importa se è una chiesa, una sinagoga o una moschea: frequentare assiduamente un luogo di culto fa bene alla salute mentale, soprattutto dopo i 50 anni. Parola di scienziati, che in uno studio condotto dall'Erasmus MC olandese e dalla London School of Economics britannica suggeriscono l'effetto antidepressivo della pratica religiosa. La ricerca ha coinvolto 9 mila europei ultra 50enni, monitorandoli per 4 anni e rilevando che "l'unica attività associata a uno stato di felicità duraturo" è proprio la partecipazione regolare a preghiere e celebrazioni, indipendentemente dalla fede di appartenenza.

"La chiesa sembra svolgere un ruolo sociale molto importante per tenere a bada la depressione e superare le difficoltà di un periodo di malattia nella vita adulta", spiega sull''Independent' l'epidemiologo Mauricio Avendano.

"Non è ancora chiaro se il beneficio è legato alla fede, o piuttosto al senso di appartenenza e di inclusione sociale" che anima chi si sente parte di qualcosa insieme ad altri, precisa l'autore. Resta il fatto che frequentare una comunità religiosa si è dimostrato più vantaggioso, in termini di benessere mentale, anche rispetto ad attività istruttive e culturali, allo sport, al volontariato, all'impegno politico e sociale. Tutti elementi utili nel breve termine, ma forieri di una gioia più effimera della partecipazione a un culto.

Benché studi precedenti abbiano già indicato che chi fa parte di comunità religiose, club, squadre sportive o associazioni di volontariato gode di una salute mentale migliore rispetto al resto della popolazione, Avendano fa notare che finora si è indagato poco sugli effetti di ciascuna specifica attività.

"I nostri risultati - dice - suggeriscono invece che i diversi tipi di impegno sociale hanno tutti un impatto sulla salute mentale delle persone anziane, ma il tipo e l'entità di questo effetto variano a seconda dell'attività".

Dalla ricerca emerge anche una 'mappa' europea della depressione: in particolare, chi abita nelle zone meridionali del continente mostra tassi maggiori di mal di vivere rispetto a scandinavi e cittadini dell'Europa occidentale. Segno che la tristezza patologica ha meno a che fare con le condizioni del meteo, ma dipende più da fattori come il benessere economico e la rete sociale.

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