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Una via per Stefano Cucchi in Calabria, il sindaco: "Un messaggio per i giovani"

07 ottobre 2020 | 14.26
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Roma, 7 ott. (Adnkronos)

Via Stefano Cucchi. Da ieri nel centro del paese calabrese di Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria, c'è una strada intitolata al geometra romano morto in seguito a un pestaggio dei carabinieri, quasi 11 anni fa, mentre si trovava in custodia cautelare. A darne notizia con un post su Facebook è stata la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi: "Una via intitolata a Stefano. Grazie Michele Conia. Grazie Comune di Cinquefrondi. Vi voglio bene".

"L'iniziativa - spiega all'Adnkronos il sindaco Conia appena rieletto con il 75% delle preferenze - fa parte di un ampio piano per la toponomastica del paese in cui, con la partecipazione della cittadinanza, abbiamo deciso di intitolare strade a vittime della 'Ndrangheta e della mafia, del femminicidio, della violazione dei diritti civili ma anche a grandi donne come Margherita Hack o a simboli importanti come la nostra Costituzione. Un percorso - dice Conia - da lasciare a futura memoria come messaggio per i giovani".

Per questo, l'intenzione dell'amministrazione è quella "quando la pandemia di covid ce lo consentirà", di organizzare un incontro con le scuole per inaugurare ogni strada, raccontando i motivi e le storie che si celano dietro a ogni targa.

"Klaus Davi critica? Si informi e venga a trovarci"

"Prima di deliberare l'intitolazione della via a Stefano Cucchi - sottolinea il sindaco - abbiamo atteso l'esito della sentenza e fatto anche un passaggio formale con i carabinieri proprio per chiarire che non si tratta di una presa di posizione contro, ma anzi, in linea con la presa di posizione dell'Arma che abbiamo molto apprezzato".

A chi poi, come il massmediologo Klaus Davi ha polemizzato con la scelta del comune invitando i sindaci calabresi a "pensare ai martiri delle mafie", Conia replica durissimo: "Intanto invito Davi a informarsi e a venire qui così lo porto al nostro parco Peppino Impastato o nella via intestata a Renata Fonte.... E poi vorrei dirgli che quando hanno tentato di ammazzarmi facendomi saltare la macchina con una bomba, mi sarei aspettato di vederlo qui alle manifestazioni contro la 'Ndrangheta ma lui non c'era perché - conclude Conia - era in tv a lavorare per Dell'Utri".

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