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Solidarietà: 'Circomondo 2015', un'acrobazia per strappare i giovani dal degrado

18 giugno 2015 | 14.44
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Un’acrobazia per fuggire dal degrado. E’ questa l’anima di Circomondo, il Festival internazionale del circo sociale, in programma a San Gimignano da venerdì 26 a domenica 28 giugno, presentato oggi a Roma. Venti bambini e ragazzi tra gli 11 e i 20 anni, strappati da situazioni di forte disagio sociale grazie all’arte circense: sono loro i protagonisti dell’iniziativa. Arrivano dalle favelas di Rio de Janeiro, da un campo profughi libanese di Beirut che accoglie rifugiati palestinesi, dalle zone più difficili di Kabul e Nairobi e dai quartieri più a rischio per l’emarginazione sociale giovanile a Valencia, Roma e Napoli.

Durante Circomondo i piccoli ospiti si esibiranno come giocolieri, acrobati, clown, equilibristi e trapezisti nelle vie e nelle piazze della città, in uno spettacolo circense inedito curato dal regista Emmanuel Lavallè: “Essere clown significa giocare, prendere in giro, capire il mondo trasformandolo. Il clown interpreta il senso di fragilità dell'esistenza, ed è proprio questo il senso dello spettacolo: lo smarrimento del viaggio, la mancanza di esistenza. C'è una mancanza nell'uomo, e questa deve essere riempita dall'incontro col pubblico”, racconta il regista durante la presentazione. “Tutti dobbiamo vivere tutti come clown: con le mani aperte”.

Circomondo nasce due anni e mezzo fa, con la prima edizione del 2012 a Siena. "A un certo punto del nostro percorso", racconta Adriano Scarpelli, presidente dell'associazione Carretera Central, promotrice di Circomondo, "abbiamo incontrato questo animale strano che è il circo sociale. Da quel momento abbiamo collaborato, e abbiamo capito qual è il valore di questo meccanismo pedagogico". Quest'anno il festival è dedicato ai migliaia di minori migranti, profughi che scappano dalle guerre, e alla raccolta fondi, tramite crowdfunding, per un progetto di circo sociale per i bambini di Haiti: “Ci sono ancora tantissimi orfani che vivono nelle strade dopo il terremoto. Con questa iniziativa vorremmo creare un circo sociale nel Paese, per dare il nostro contributo ad aiutare questi ragazzi, che ci chiedono una mano".

Marco, il ragazzo 'salvato' dal circo: "per me le alternative erano Camorra o carcere"

Saranno 7 i circhi sociali che parteciperanno all'evento. "Ragazzi di strada, in situazioni di disagio e rischio: il circo fa scoprire loro l'arte, la bellezza che è una novità per ragazzi che hanno sempre vissuto nel degrado e si ritrovano nella magia della relazione tra corpo e mente che è propria dell'arte circense”, spiega Scarpelli. “In più si ritrovano all'interno della comunità, grazie alla quale diventano cittadini e ritrovano la voglia di andare a scuola. Qualcuno potrebbe anche diventare una star, non possiamo saperlo, ma non è questo l'obiettivo".

I circhi sociali si trovano in tutto il mondo, in particolare il Brasile che è un po' la loro 'patria elettiva'. "Questa pratica pedagogica nasce negli anni venti in America quando, durante la depressione, un sacerdote che vedeva tanti orfani in strada si inventò questo modo di aiutarli", continua Scarpelli. "La metodologia è assodata, poi ogni circo rappresenta l'espressione del luogo al quale appartiene. In Italia c'è chi lavora coi Rom, chi con i disabili, altri, come il circo di Napoli, lavorano in zone dove la Camorra è padrona: riuscire a portare via un ragazzino, magari figlio di un boss, da un contesto come quello è un grande successo".

Marco, un ragazzo appena maggiorenne, è il vicepresidente de “Il tappeto di Iqbal”, una realtà di circo sociale di Napoli. La cooperativa lavora principalmente nel quartiere di Barra, con forte presenza di criminalità e degrado giovanile: il quartiere dove è cresciuto. “Prima di conoscere la cooperativa ero sotto la Camorra, maneggiavo armi e stupefacenti e vivevo in strada” racconta Marco. “Ora uso il circo come mezzo di educazione per i ragazzi. Sono tanti i giovani senza obiettivo, senza via, che lasciano la scuola: per loro le uniche alternative sono la Camorra o il carcere”.

'Il circo sociale mi ha insegnato che non dobbiamo pagare le colpe dei nostri genitori'

Con l'esperienza del circo sociale “seguiamo circa 220 ragazzi. Diamo loro speranza e creiamo spazi di cultura e di gioco. Grazie alle nostre attività abbiamo richiamato l'attenzione di Save The Children che ha permesso la costruzione di campetti per fare sport, dove prima non c'era nulla. Poi stiamo rafforzando la scuola, l'unico punto di riferimento per i ragazzi: una vera cattedrale nel deserto, nella quale abbiamo portato i colori e il gioco per incentivare i bambini a non abbandonare gli studi. I ragazzi vengono con entusiasmo e hanno il cuore aperto”.

“La mia prima esperienza con Circomondo - spiega Marco – è stata la prima edizione del 2012. Mi sono ritrovato a fare comunità con ragazzi della Palestina, del Brasile e dell'Argentina. A mala pena riuscivo a comunicare, non ero mai uscito da Napoli prima di quell'occasione, e ho scoperto che le nostre realtà si somigliano”. Giovanni Savino, presidente del Tappeto di Iqbal, “mi ha insegnato che non dobbiamo pagare le colpe dei nostri genitori e che dobbiamo diventare persone che non si possono comprare. Noi siamo le staffe del tendone da circo: la struttura per il bene dei ragazzi”. All'evento di San Gimignano ci sarà anche la “Scuola di Piccolo Circo” di Roma, alla sua prima partecipazione al festival. L'esperienza della Capitale è nata 10 anni fa nel quartiere di Torpignattara, dove ragazzi con difficoltà sociali e disabilità possono esprimere la loro creatività e crescere vivendo l'arte.

“L'unicità di questo evento va premiata e sponsorizzata”, spiega Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci. “Iniziative come queste sono il cuore della nostra attività: attraverso l'arte e la cultura si può uscire dall'emarginazione e diventare cittadini attivi”. Infine, sottolinea Chiavacci, “il primo giorno della manifestazione si inserirà nel festival la tappa di San Gimignano della Carovana Internazionale Antimafia, che quest'anno si concentra proprio sulle periferie, luogo nel quale i ragazzi sono più soggetti al degrado”.

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