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Università, AlmaLaurea: crescono le matricole e area Stem sale del 15%

18 giugno 2021 | 16.21
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Scende a 26 anni l'età media dei laureati e la metà é donna, la retribuzione media ad 1 anno dalla laurea sale del 6,4%. Messa: "Criticità costanti, ora monitoraggio ancora più stretto"

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Il Rapporto di AlmaLaurea

E' vistoso l'incremento delle matricole nell'ultimo anno accademico, il primo dell’era Covid-19, ha visto un evidente incremento delle immatricolazioni (+14 mila matricole rispetto al 2019/20), in linea con quello registrato l’anno precedente. Secondo l'ultimo Rapporto AlamaLaurea presentato all'Università di Bergamo, dai dati del Mur la perdita di matricole a partire dal 2003/04 si sta progressivamente riassorbendo e ad oggi la contrazione è del 3,2%, ma più accentuata nelle aree meridionali -18,9%. Si lascia così intravedere la possibilità di tornare agli anni di massima espansione del sistema universitario. Nell’ultimo anno, tra l’altro, gli atenei del Centro e del Sud sono cresciuti più di quelli del Nord (Nord +2,5%, Centro +7,7% e Sud e Isole +5,0%). Riguardo l'andamento delle immatricolazioni per area disciplinare, il Mur mostra risultati interessanti: rispetto all’anno accademico 2003/04 l’area Stem mostra un aumento del 15%. L’area sanitaria e agro-veterinaria ha registrato un incremento del 2% rispetto al 2003/04. Infine, l’area artistica, letteraria ed educazione e soprattutto l’area economica, giuridica e sociale sono ancora al di sotto della quota di immatricolati del 2003/04 (rispettivamente -4% e -15%).

Ma é un quadro composito quello che emerge dal Rapporto sulla Condizione occupazionale del Laureati di AlmaLaurea e che evidenzia nel corso del 2020 alcune criticità nelle opportunità di occupazione, in particolare per i neo-laureati, mentre tra i laureati a cinque anni dal titolo gli effetti della pandemia, relativamente agli indicatori analizzati, paiono del tutto marginali. Il Rapporto, inoltre, fotografa l’aumento dello smart working e dell’home working. In particolare, nel 2020 il tasso di occupazione è pari, a un anno dal conseguimento del titolo, al 69,2% tra i laureati di primo livello e al 68,1% tra i laureati di secondo livello del 2019. A cinque anni dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione è pari all’88,1% per i laureati di primo livello e all’87,7% per i laureati di secondo livello.

Dalla fotografia scattata da AlmaLaurea, emerge inoltre che l'età media dei laureati italiani scende a 26 anni ed il 50% di chi ha conseguito il titolo é una donna. L’età media alla laurea per il complesso dei laureati del 2020 è pari a 25,8 anni: 24,5 anni per i laureati di primo livello, 27,1 per i magistrali a ciclo unico e 27,2 anni per i laureati magistrali biennali. Un dato che tiene conto anche del ritardo nell’iscrizione al percorso universitario (si tratta del ritardo rispetto alle età 'canoniche' dei 19 anni, per la laurea di primo livello e per quella a ciclo unico, e di 22 anni, per la magistrale biennale), che tra i laureati del 2020 in media è pari a 1,4 anni. Le donne, che da tempo costituiscono oltre la metà dei laureati in Italia, r appresentano tra i laureati del 2020 il 58,7% del totale. Tale quota risulta tendenzialmente stabile negli ultimi dieci anni. Si rileva una forte differenziazione nella composizione per genere dei vari ambiti disciplinari.

"Le criticità che mette in evidenza il Rapporto AlmaLaurea 2021 da un po’ di tempo sono costanti. Mi attendo che con gli esiti della pandemia questi siano da monitorare in maniera ancora più stretta per capire dove sta andando il mondo del lavoro" ha commentato il Ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, intervenendo alla presentazione del Rapporto AlmaLaurea 2021. "Il cambiamento nel mondo del lavoro potrebbe essere uno dei più rapidi. Quali nuovi lavori e, in base a questi, quali sono gli orientamenti che le università possono prendere?", chiede Messa. "Le università - ha detto ancora Messa - devono mantenere la loro caratteristica di trasmettere scienza, conoscenza e competenza in maniera allargata, non indirizzata alla professione specifica. Devono mantenere la capacità di fare ricerca e trasferire alle nuove generazioni conoscenza che deriva dalla ricerca e competenza che permette ai laureati di saper competere sul mercato. Nonostante ciò, l’università deve essere consapevole di quali sono i nuovi lavori, consapevole che le digital skills sono una realtà, consapevole che l’attenzione alla transizione ecologica è una realtà e che i finanziamenti che vengono messi in atto oggi con Pnrr consentiranno alle tematiche della transizione ecologica e digitale di concentrare una grande attenzione". Per Messa "dobbiamo continuare a monitorare il numero di laureati che noi vorremmo aumentare, anche in base alle esigenze della società, facilitando l’accesso attraverso residenze, borse di studio e offerta formativa variegata. I salari sono ancora troppo bassi".

Secondo i dati di AlmaLaurea, il voto medio di laurea in media rimane sostanzialmente immutato negli ultimi anni (103,2 su 110 nel 2020, era 103,0 nel 2010), ma con variazioni apprezzabili per tipo di corso di laurea: 100,1 per i laureati di primo livello, 105,6 per i magistrali a ciclo unico e 108,0 per i magistrali biennali. Fra i laureati magistrali biennali la votazione finale è molto elevata, in particolare per un effetto di tipo incrementale rispetto alla performance ottenuta alla conclusione del percorso di primo livello (nel 2020 l’incremento medio del voto di laurea alla magistrale rispetto alla laurea di primo livello è di 7,6 punti su 110) sottolinea ilRapporto di AlmaLaurea. Ivano Dionigi, presidente di Almalaurea, ha infine sottolineato che "dal XXIII rapporto emergono diversi segni positivi su profilo laureati, quali l’incremento delle immatricolazioni, la regolarità negli studi, l’alto indice di soddisfazione per il percorso formativo, rispetto al quale la stragrande maggioranza dei laureati dichiara di preferire la didattica in presenza" ma "permangano alcune criticità croniche, in particolare il basso numero dei laureati e la scarsa mobilità sociale, dovuta al fatto che l’elemento decisivo nella scelta degli studi è ancora il contesto economico e culturale della famiglia". (di Andreana d'Aquino)

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