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Urla e proteste dei precari all’Istat: “A fine anno in 376 andremo a casa”

27 maggio 2014 | 17.45
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Armati di mattarelli e coperchi usati come percussioni su vecchie pentole, un centinaio di lavoratori ha riempito i corridoi del secondo piano dell’Istituto nazionale di statistica per ribadire “l’urgenza di una misura concreta che, attraverso lo sblocco del turnover e lo stanziamento di risorse dedicate, permetta l’assorbimento di tutto il personale a tempo determinato”

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Dura protesta dei precari dell’Istat che questo pomeriggio hanno inscenato una manifestazione per chiedere l’immissione in ruolo che aspettano da quattro anni. Armati di mattarelli e coperchi usati come percussioni su vecchie pentole, un centinaio di precari ha riempito i corridoi del secondo piano dell’Istituto nazionale di statistica, dove si stava svolgendo un briefing con la stampa, per attirare l’attenzione dei media e far sentire la propria voce.

”L’Istat ha una pianta organica di 500 posti vacanti ma 376 precari andranno a casa entro la fine del 2014 se le cose non cambiano”, spiega all’Adnkronos Angelita Castellani, 36 anni, precaria da 10 anni, prima al Cnr e ora all’Istituto di statistica. ”Domani verrà presentato alla Camera il Rapporto Annuale 2014 sulla situazione del Paese. E’ il momento giusto per ribadire che anche questo appuntamento è reso possibile dal lavoro quotidiano di 376 precari che da 4 anni attendono l’immissione in ruolo in questo istituto”, dice Castellani, mentre insieme ai suoi colleghi distribuisce volantini.

E dopo tanto battere contro la porta a suon di pugni, coperchiate e pentolate, i precari riescono a irrompere nella sala dove si sta svolgendo il briefing per le anticipazioni del Rapporto Annuale 2014 sulla situazione del Paese, sottolineando a gran voce ai giornalisti presenti: “Guardateci, noi siamo una parte della situazione del Paese”. “Siamo qui per ribadire la totale inadeguatezza degli strumenti legislativi introdotti a partire dal Dl 101 del 2013 con l’obiettivo di ridurre il bacino di precariato nella Pubblica Amministrazione” è l’alert lanciato attraverso un volantino dai precari dell’Istat.

La protesta, spiegano ancora nel volantino, è per ribadire “l’urgenza di una misura concreta che, attraverso lo sblocco del turnover e lo stanziamento di risorse dedicate, permetta l’assorbimento di tutto il personale a tempo determinato anche in relazione all’avvio del Censimento permanente”. I manifestanti vogliono anche rimarcare “la necessità di ripensare complessivamente le politiche di reclutamento interne all’Istat” nell’ottica di “ricondurre i canali d’ingresso alla sola modalità del tempo indeterminato, rinunciando in primo luogo alle tipologie contrattuali meno tutelate” come gli assegni di ricerca o i co.co.co. Bisogna “annullare le procedure concorsuali bandite nel 2011 e non ancora espletate, inadatte a valorizzare l’esperienza acquisita dal personale attualmente in servizio, che di fatto preparano l’espulsione dei precari da questo Istituto” è la richiesta urlata a gran voce dai lavoratori precari dell’Istat.

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