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Usa all'Onu: "Kim vuole la guerra"

04 settembre 2017 | 18.26
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Afp - Afp

Kim Jong-un, con le sue continue provocazioni, "sta implorando la guerra". Lo ha detto l'ambasciatrice americana all'Onu, Nikki Haley, nel suo intervento davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riunito per una seduta d'emergenza dopo il test nucleare di Pyongyang. Ribadito che la pazienza degli Stati Uniti sta finendo, Haley ha sottolineato che Kim cerca così di ottenere il riconoscimento di potenza nucleare, ma "le potenze nucleari capiscono le loro responsabilità".

"La guerra è qualcosa che gli Stati Uniti non vogliono mai, non la vogliamo adesso, ma la pazienza del nostro Paese non è illimitata", ha scandito l'ambasciatrice, secondo la quale, "quando un regime canaglia ha un'arma nucleare ed un missile intercontinentale puntato contro di te, non puoi abbassare la guardia".

"Nonostante i nostri sforzi, il programma nucleare nordcoreano è più avanzato e più pericoloso che mai - ha sottolineato la rappresentante americana al Palazzo di Vetro - Quando troppo è troppo". "Solo sanzioni più forti - ha detto - ci metteranno in grado di risolvere questo problema attraverso la diplomazia". Haley ha definito poi "offensiva" la proposta cinese di congelare il programma missilistico e nucleare nordcoreano in cambio della sospensione delle manovre militari Usa-Corea del Sud.

Gli Stati Uniti, inoltre, faranno circolare nei prossimi giorni all'Onu una bozza di risoluzione che prevede nuove sanzioni contro la Corea del Nord, sottoponendo il testo ad un voto lunedì prossimo, come ha annunciato Haley, che ha esortato il Consiglio di sicurezza ad agire: "Penso che la Corea del Nord abbia di fatto dato uno schiaffo in faccia alla comunità internazionale che le ha chiesto di fermarsi", ha detto.

CINA - La crisi con la Corea del Nord "deve essere risolta in modo pacifico". E' la posizione ribadita dall'ambasciatore cinese alle Nazioni Unite, Liu Jieyi, che ha rivolto a Pyongyang "un appello al dialogo" nel corso del suo intervento alla riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza. "Grazie al dialogo - ha detto - noi potremo arrivare ad una denuclearizzazione della penisola coreana". Il rappresentante di Pechino ha poi rilanciato la proposta russo-cinese di un congelamento delle manovre militari statunitensi e sudcoreane in cambio della sospensione del programma nucleare da parte del 'regno eremita'.

RUSSIA - La Russia chiede "sangue freddo" nella crisi con Pyongyang, dopo il test nucleare condotto ieri. Nel suo intervento al Consiglio di sicurezza dell'Onu, l'ambasciatore russo al Palazzo di Vetro, Vassily Nebenzia, ha detto: "C'è urgente bisogno di mantenere il sangue freddo e astenersi da azioni che possono provocare ulteriori escalation della tensione". Secondo Nebenzia, non ci può essere una soluzione militare alla crisi in atto e la comunità internazionale "non deve cedere alle emozioni e agire in modo calmo ed equilibrato". La situazione, ha sottolineato, ha preso "uno slancio pericoloso".

A margine del vertice dei Brics a Xiamen, il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha invece esortato Pyongyang in maniera più diretta "a mettere fine alle azioni provocatorie che destabilizzano la situazione". Il numero due della diplomazia di Mosca ha denunciato "la pericolosa tendenza della Corea del Nord, che sta rapidamente facendo progressi" nello sviluppo del suo programma nucleare. Ryabkov ha poi ribadito la necessità di una soluzione diplomatica alla crisi, anche con un riferimento agli Stati Uniti: "Quello che è più forte e intelligente dovrebbe mostrare moderazione".

COREA DEL SUD - Seul evoca la possibilità di ridispiegare in Corea del Sud le armi tattiche nucleari americane, rimosse nel 1991 dopo una dichiarazione congiunta con la Corea del Nord sulla denuclearizzazione della penisola. Il ministro della Difesa sudcoreano, Song Young-moo, ha detto di aver chiesto al suo collega statunitense Jim Mattis durante i colloqui avuti la settimana scorsa al Pentagono di inviare su base più regolare in Corea del Sud assetti strategici come portaerei, sottomarini nucleari e bombardieri B52. "Gli ho detto - ha riferito il ministro - che sarebbe bene se assetti strategici fossero inviati regolarmente nella penisola coreana e che alcuni deputati e media sudcoreani stanno facendo forti pressioni perché siano ridispiegate armi nucleari tattiche". Secondo Song, tale ridispiegamento "è un'alternativa per la quale vale la pena fare una piena revisione".

Immediata la presa di posizione sul tema del portavoce del presidente Moon Jae-in: "La posizione ferma del governo sulla penisola libera da armi nucleari resta invariata".

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