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Usa, Pastori (Ispi): "Con Biden Italia avrà rapporti cordiali ma no sponde"

21 gennaio 2021 | 11.34
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"Nuovo presidente ha le carte per unire il Paese, ma pesano alcune fragilità"

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(Afp)
Roma, 21 gen. (Adnkronos)

I rapporti tra l'Italia e la nuova Amministrazione americana risentiranno dei cambiamenti in corso nella politica estera di Washington, sempre più incentrata sulla dottrina 'Pivot to Asia' promossa da Obama a inevitabile svantaggio dell'Europa. Lo sottolinea in un'intervista all'Adnkronos Gianluca Pastori, ricercatore associato dell'Istituto per gli Studi di Politica Internationale (Ispi) e docente di Storia delle relazioni politiche tra Nord America ed Europa dell'Università Cattolica di Milano, all'indomani dell'insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca.

"L'elezione di Biden cambierà sicuramente l'approccio ostile, se non antagonista di Trump nei confronti dell'Europa", sostiene Pastori, evidenziando che l'ex presidente aveva "un modo anche sgradevole" di porre alcune problematiche "oggettive", mentre con il democratico assisteremo a uno smorzamento dei toni.

"Biden rispetta i riti e le formalità della vecchia politica, ma in realtà tra Europa e Usa esistono differenze strutturali che non verranno messe da parte. L'Europa non è più il centro degli interessi americani, ma sta diventando un teatro sempre più marginale e i rapporti con l'Italia ne risentiranno - spiega Pastori - Saranno professionali, cordiali, come lo erano con Trump, ma non dobbiamo aspettarci che Washington faccia sponda al nostro Paese. La tendenza della politica italiana è sempre stata quella di rivolgersi agli Usa in caso di attriti con altri Stati europei, pensiamo al dossier libico, ma non credo che l'Amministrazione Biden appoggi questo tipo di strategia".

L'esperto commenta quindi il discorso di insediamento di Biden, notando come il nuovo presidente abbia "le carte" per poter riunire il Paese, ma anche delle "fragilità" che non giovano alla sua azione di governo.

Uno dei fattori a favore di Biden, afferma l'esperto dell'Ispi, è il suo posizionamento politico, che gli permette di rivolgersi anche alle "frange moderate del Gop", in più è un "navigatore di lungo corso del Congresso e ha conoscenze personale e della macchina che gli consentono di trovare accordi trasversali che sono importanti nella politica statunitense". Questa posizione, secondo Pastori, gli ha permesso anche di intercettare il voto di alcuni repubblicani.

Ma Biden ha un compito complicato in quanto gli Stati Uniti stanno vivendo un periodo "molto difficile" e non solo per colpa dei toni usati dalla politica. La pandemia ha impattato in modo "pesante" in termini economici e sociali sulla società, che oggi è attraversata dalla "paura", rimarca l'esperto, ricordando come il sistema di welfare del Paese abbia dei "limiti". I timori per il Covid-19, prosegue, hanno "aumentato le tensioni all'interno del Paese e questa situazione non cambierà nelle primissime settimane del mandato di Biden", dichiara.

"Poi ci sono questioni soggettive, legate alle dinamiche interne nei partiti democratico e repubblicano - continua Pastori - Dopo il 6 gennaio (giorno dell'assalto al Congresso, ndr) abbiamo visto che il Gop è profondamente diviso: le condanne di quanto accaduto sono state numerose ma non unanimi, quindi c'è una componente, forse più nei governi degli Stati che a Washington, che continua a guardare a all'esperienza di quattro anni di Trump in modo positivo".

Inoltre Biden, prosegue Pastori, non è certo "amato" da alcune frange del Partito Democratico che lo considerano "troppo moderato e indeciso" e gli rinfacciano di essere stato "troppo morbido" con Trump sul secondo impeachment. "Questa parte del Partito ha un peso abbastanza rilevante nel Congresso, quindi Biden sarà costretto a mediare da un lato con l'opposizione repubblicana e dall'altra con i dem riluttanti".

"L'ultimo ma non meno importante aspetto sarà la gestione della pandemia - conclude Pastori - Trump ha pagato molto questo dal punto di vista del consenso. Nessuno si illude che Biden possa risolvere tutto nei primi 100 giorni, ma il piglio con cui approccerà il problema dal punto di sanitario e socio-economico sarà determinante".

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