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Usa primo produttore mondiale di petrolio. Superati Arabia Saudita e Russia

24 novembre 2015 | 16.48
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Gli Stati Uniti, nel 2014, hanno sorpassato l'Arabia Saudita e la Russia diventando il primo produttore di petrolio al mondo, con una crescita record (+15,4%) dovuta al petrolio non convenzionale. E' quanto si evince dalla World Oil and Gas Review presentata dall'Eni dalla quale emerge che la produzione mondiale di greggio è stata caratterizzata dal più significativo incremento degli ultimi 10 anni (+2,2%), in particolar modo nei paesi non Opec.

Il Canada si è posizionato tra i primi quattro produttori, mentre la Cina è scesa al quinto posto. L’Iraq ha ottenuto buoni risultati (+8,1%) e l'Iran è tornato a crescere (+4,7%). In Libia la produzione di petrolio è precipitata al livello del 2011 (0,5 Mb/g).

Nel 2014, quindi la crescita della domanda globale di petrolio ha subito un rallentamento (+0,7%). I paesi Ocse sono ritornati al calo strutturale (-1%), ma con situazioni diverse sui due lati del Bacino Atlantico: mentre gli Usa continuano a crescere (+0,4%), i paesi europei perdono terreno con un altro anno di contrazione (-1,4%). I paesi non Ocse continuano a crescere (+2,5%) e sorpassano quelli Ocse in termini di consumi petroliferi. La Cina guida la crescita anche se a un ritmo più lento (+3% nel 2014 rispetto al + 5,9% medio annuo nel periodo 2000-2014).

Per quanto riguarda il settore della raffinazione, negli ultimi quattro anni la capacità di raffinazione mondiale è cresciuta di 4 Mb/g: l'Asia, e in particolare la Cina, ha guidato la crescita aggiungendo più di 3 Mb/g, mentre nell’area Ocse solo il Nord America ha investito in nuova capacità grazie alla maggiore disponibilità di risorse non convenzionali.

Anche la capacità di raffinazione del Medio Oriente è aumentata ed è attesa una crescita più sostenuta entro la fine del decennio, poiché l’area vuole affermarsi come uno dei principali attori nel downstream oil. Allo stesso tempo, il calo della domanda interna e la crescita della concorrenza internazionale hanno spinto l'Europa a tagliare la propria capacità di raffinazione

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