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Ustica, "valutiamo ricorso al Tar su no a desecretazione note Sismi"

22 agosto 2020 | 12.13
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Giuliana Cavazza, presidente onoraria 'Verità per Ustica' e figlia di una delle 81 persone morte nella strage del 27 giugno 1980 all'AdnKronos: "Non ci diamo per vinti". Baresi: Le carte che il governo vuole mantenere segrete sono a disposizione di tutti"

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(Fotogramma)

"Stiamo valutando se ricorrere al Tar o riproporre la richiesta citando anche ciò che è stato già pubblicato sulle note del Sismi, inviate giorno per giorno poco prima della strage". A dirlo all'AdnKronos è Giuliana Cavazza, presidente onoraria dell'associazione 'Verità per Ustica' e figlia di una delle 81 persone morte nella strage del 27 giugno 1980, commentando la lettera a lei indirizzata e nella quale Palazzo Chigi afferma che rendere pubbliche le note del colonnello Stefano Giovannone, capocentro del Sismi in Libano dal 1973 al 1982, che nei giorni prima della strage avvertiva il governo italiano degli imminenti pericoli che correva il nostro Paese soprattutto per mano dell’Fplp, arrecherebbe "un grave pregiudizio agli interessi della Repubblica".

Cavazza spiega che nella missiva il governo italiano afferma che quelle note di Giovannone "non sono attinenti" alla strage di Ustica, "ma secondo noi, invece, sono interessanti per disegnare lo scenario". Cavazza, però, non è sorpresa della risposta di Palazzo Chigi: "Non sono arrabbiata, me l’aspettavo, ma in sostanza, visto che il segreto scadrebbe nel 2029 e poi basterà mettere una firma per rinviare ancora di quinquennio in quinquennio, bisognerebbe vivere come degli Highlander… ma non ci diamo per vinti".

Ma Eugenio Baresi, già segretario della Commissione Stragi sottolinea come "persino i Servizi sono senza capacità logica. Le carte che il governo vuole mantenere segrete sono a disposizione di tutti presso la documentazione che riguarda la Strage di Brescia. Per errore sono state inviate lì e sono pubbliche. Ne ha scritto la Stampa - ricorda Baresi -, ne ha scritto un libro e ne ha scritto chiaramente il Giornale di Brescia in prima pagina intervistandomi. Dieci giorni prima i Servizi da Beirut ci avvisavano che era possibile fra le varie ritorsioni un attacco ad un aereo perché non liberavamo il capo italiano del Fronte Popolare della liberazione della Palestina. La mattina del 27 giugno 1980 sempre Beirut ci avvisava che dalla sera sarebbe arrivata una ritorsione. Ma per il nostro governo non è sufficientemente degno il desiderio di sapere cosa è successo a Ustica. Incredibilmente, anche se si sa. Come definire simili personaggi?", conclude.

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