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Vaccino Covid Oxford, "ecco perché nuovo studio in Usa"

27 novembre 2020 | 14.46
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(Fotogramma)
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"Il cammino del nostro vaccino non si è fermato, come non si è fermato il processo di raccolta dati da consegnare alle agenzie regolatorie e a una rivista internazionale per la pubblicazione. Inoltre non c'è stato alcun errore nel protocollo di sperimentazione: il dosaggio che prevede mezza dose di vaccino più il richiamo con una dose intera dopo un mese", quello che ha portato a un'efficacia di circa il 90%, "era stato comunicato alle agenzie regolatorie a maggio". A sottolinearlo all'Adnkronos Salute è Piero Di Lorenzo, amministratore delegato e presidente dell'Irbm di Pomezia, che ha collaborato insieme all'Università di Oxford alla messa a punto del vaccino anti-Covid prodotto e commercializzato su vasta scala da AstraZeneca, e che punta a fare chiarezza dopo il cortocircuito comunicativo sulla sperimentazione del candidato vaccino.

Ieri è arrivata, un po' come una doccia fredda, la notizia che il vaccino, arrivato alle battute finali della fase 3, dovrà essere sottoposto a un ulteriore studio. "I dati della sperimentazione attualmente in lettura presentano un quadro molto robusto e positivo - rivendica Di Lorenzo - E il processo di raccolta dati non si è interrotto. Siccome però i dati relativi al dosaggio ottimale", ovvero mezza dose più richiamo con una dose completa, "sono stati ottenuti solo da un gruppo di volontari in Inghilterra, per soddisfare la legittima richiesta della Food and Drug Administration (Fda) americana la procedura verrà ripetuta anche su volontari Usa".

Un procedimento aggiuntivo "che non dovrebbe cambiare i tempi previsti. Per cui, nel rigoroso rispetto del completamento del lavoro dell'Ema, è possibile che" le prime dosi del vaccino siano disponibili "nei tempi previsti", ovvero entro dicembre.

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