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Variante Delta, "in Italia è sotto 1%"

19 giugno 2021 | 11.28
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Palamara (Iss): "Rete di sorveglianza punta a sequenziare da 5% a 20% dei campioni positivi"

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(Afp)

Varianti Covid e rete di sorveglianza, a spiegare la missione della rete italiana anti-epidemica (Ria), la cui partenza ufficiale è stata annunciata ieri, è Anna Teresa Palamara, a capo del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, in un'intervista al 'Corriere della Sera'.

"Abbiamo lavorato intensamente per mettere a punto col ministero della Salute e la struttura commissariale coordinata dal generale Figliuolo un presidio di contrasto alla pandemia che vuole diventare permanente per scongiurare le prossime emergenze - dice Palamara - Sono coinvolti i laboratori di microbiologia presenti sul nostro territorio. E un network che permetterà di lavorare tutti insieme e di garantire un'azione di sorveglianza equilibrata in tutte le Regioni. Obiettivo principale, individuare precocemente le varianti e arrivare a sequenziare il 5% dei campioni positivi nei periodi ad alta circolazione del virus e il 20% in quelli a bassa circolazione".

Banco di prova: la variante Delta, che sta dando da fare alla Gran Bretagna. "Al momento la variante indiana, classificata come Delta, non costituisce un particolare pericolo per l'Italia - spiega Palamara - A patto di continuare con le attività di tracciamento dei casi e isolamento dei contatti". La piattaforma varata include l'iniziale progetto del Consorzio per il sequenziamento, annunciato a gennaio. Dopo la variante sudafricana, inglese, brasiliana e indiana il possibile arrivo di altre varianti "dobbiamo aspettarcelo - dice l'esperta - Il Sars-CoV-2 muta in continuazione. Per il virus è un comportamento normale. Con una rete di monitoraggio sapremo distinguere le varianti pericolose e mettere in campo rapidamente le contromisure in modo da circoscrivere i focolai".

"Non è detto che i ceppi mutati saranno meno sensibili al vaccino o che daranno una malattia più severa", aggiunge Palamara. La variante Delta, al momento, è presente in Italia con un numero di casi "contenuto e circoscritto a focolai che fortunatamente sono tutti legati a positivi asintomatici. Questo fa ben sperare. Attualmente la variante predominante è la alfa, l'inglese, identificata nell'80% dei casi. La Delta è sotto l'1%", ricorda.

Anche quest'ultima variante "mostra una mutazione nel gene della Spike, la proteina che il virus utilizza per legarsi alle cellule umane. E' più contagiosa ma non più aggressiva in quanto a severità della malattia. Le 4 varianti finora emerse hanno mostrato le stesse caratteristiche. Di solito i virus evolvono per adattarsi all'ospite, l'uomo. Il loro obiettivo è sopravvivere senza danneggiarlo. Ma il nostro sistema immunitario non resta a guardare, si adatta al nuovo virus, gli anticorpi si aggiornano per contrastarlo", sottolinea.

In ogni caso "mai sottovalutare questo virus - avverte - Il vaccino però è una protezione affidabile: due dosi conferiscono una protezione importante, pur infettandosi si evita la malattia severa. Ciò non significa sentirsi autorizzati ad abbassare la guardia. Togliere la mascherina all'aperto può avere un senso in una fase di bassa circolazione epidemica, nei luoghi chiusi però proteggiamoci".

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