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Variante Omicron e quarantena, cosa dicono gli esperti

27 dicembre 2021 | 11.18
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Da Pregliasco a Bassetti, Lopalco e Gismondo le regole vanno riviste

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(Foto Fotogramma)

Covid oggi Italia, variante Omicron e regole quarantena: vanno cambiate? Ecco cosa ne pensano gli esperti. "E' chiaro che in questa fase e con questa diffusività di Omicron dobbiamo considerare delle variazioni sulle modalità con cui interveniamo, altrimenti si va comunque verso un lockdown generalizzato vedendo quante persone oggi vaccinate, ma con figli giovani, sono costrette a casa in quarantena per contatti con positivi. Le indicazioni precedenti andavano bene con una contagiosità diversa, ora dobbiamo pensare a modalità differenti", sottolinea all'Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell'Università Statale di Milano, intervenendo nel dibattito sulla necessità di cambiare le regole della quarantena per i vaccinati che hanno avuto un contatto con positivo al Covid.

"Il problema dell'aumento delle persone, vaccinate con tre dosi, ma in quarantena perché contatti di positivi lo stiamo vivendo negli ospedali dove già c'è una carenza di operatori, medici e infermieri, in isolamento a casa. Questo sta creando delle difficoltà all'attività lavorativa già sotto stress". Lo riferisce Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), intervenendo nel dibattito sulla necessità di cambiare le regole della quarantena per i vaccinati che hanno avuto un contatto con positivo al Covid.

Ma come si può gestire la quarantena senza mettere in difficoltà i servizi essenziali per il Paese? "E' un problema enorme perché c'è anche una questione che va sottolineata: l'isolamento ci garantisce di limitare i contatti e se andiamo a intervenire c'è il rischio di un'ulteriore esplosione delle infezioni - risponde Andreoni - Quindi occorre fare un ragionamento solo per quei lavoratori dei servizi essenziali, tra cui gli operatori sanitari. Per questi si potrebbe pensare di farli lavorare con il rispetto di alcune condizioni: indossare sempre la mascherina Ffp2, mantenere sempre una distanza di sicurezza dai colleghi e curare l'igiene delle mani ogni ora. E' certamente una scelta rischiosa - rimarca l'infettivologo - ma se gli ospedali si dovessero trovare in grave difficoltà per la carenza di operatori costretti alla quarantena, di fronte alla scelta tra chiudere l'ospedale e quella di rivedere le regole dell'isolamento direi che sulla seconda andrebbe aperto un ragionamento".

"Il Paese è ingessato nel vedere la pandemia come un anno fa, mentre c'è bisogno di un aggiornamento e di ascoltare i medici che lavorano nei reparti Covid e che vi assicurano su come la malattia, nei vaccinati, è ben diversa. Il rischio è di vedere tra 20 giorni l'Italia bloccata per le quarantene e gli isolamenti". Lo dice all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive all'ospedale Policlinico San Martino di Genova. "Le mie proposte - precisa - sono da infettivologo e guardano a quello che accadrà tra qualche settimana. Se decidiamo di mettere in quarantena come stiamo facendo tutti i contatti dei positivi, considerando una media tra i 5 e i 10 contatti per ogni positivo (tra parenti e contatti sul posto di lavoro), il rischio è di avere un milione di persone al giorno tra positivi e chi deve andare in isolamento perché in contatto - calcola Bassetti - In pochi giorni arriveremo a 10 milioni di persone in quarantena, possiamo permettercelo? Io direi di no. Serve mettere in isolamento così tante persone per dei positivi che nel caso dei vaccinati hanno al massimo un'influenza? Dobbiamo iniziare a cambiare il nostro modo di affrontare il Covid sulla base del fatto che per i vaccinati la malattia è diversa ed è attenuata".

"Oggi", con Omicron che corre e i contagi Covid che si moltiplicano, "avere in quarantena tutti i contatti" delle persone positive "significa veramente chiudere la società e il mondo lavorativo. Non credo che possiamo permettercelo", ammonisce la microbiologa Maria Rita Gismondo, convinta che sia "necessario rivedere i protocolli come stanno facendo per esempio in Sudafrica". E' tanto più necessario anche pensando che, a un anno dalla prima vaccinazione nel V-Day del 27 dicembre 2020, "la situazione attuale è assolutamente diversa da quella che abbiamo vissuto negli ultimi 2 anni", sottolinea all'Adnkronos Salute la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano. "Peraltro - aggiunge - finalmente il virus si sta mostrando sempre più in una patologia molto attenuata, se non addirittura asintomatica".

"Le regole del tracciamento e della quarantena vanno subito riscritte". Non ha dubbi in merito l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, che propone "in questa fase" della pandemia di Covid-19 di "dare la priorità per l'accertamento con il tampone ai sintomatici, in modo da avviare precocemente il trattamento in caso di positività. Ai contatti asintomatici vaccinati", la proposta dell'esperto è di "prescrivere semplici regole di precauzione per evitare che entrino in contatto stretto con soggetti fragili (il corretto uso della mascherina potrebbe bastare). Ai contatti non vaccinati", invece, "isolamento per 21 giorni senza tampone di conferma". Una 'ricetta' che "ovviamente sarebbe efficace se si applicasse seriamente la politica del Green pass rafforzato in ogni luogo, in modo da limitare a priori i contatti sociali di chi non è vaccinato". Lo scienziato, ex assessore alla Sanità della Regione Puglia, spiega la sua idea in un post su Facebook netto fin dal titolo: "Delta o Omicron per me pari non sono". Adesso "arriva Omicron con il suo carico di problemi", scrive. Ma "dobbiamo affrontare questo nuovo ceppo con le stesse regole con cui abbiamo affrontato le precedenti varianti? Sarebbe un errore", avverte Lopalco.

"L'arrivo di Omicron credo debba imporre nuove regole di ingaggio - precisa - perché la situazione pandemica è completamente diversa. La stragrande maggioranza della popolazione è vaccinata e questo fa la differenza". Se "prima della campagna vaccinale tentare di bloccare le catene di contagio era l'unico modo che avevamo per impedire l'intasamento del servizio sanitario", oggi, "con una variante che sciama anche fra gli immunizzati, dovremmo invece concentrarci per proteggere coloro che da una infezione posso avere un danno importante, non solo un tampone positivo. Questi sono gli anziani e i fragili, che anche se vaccinati possono non essere sufficientemente protetti e, ahimè, chi non si è vaccinato per scelta".

Revisione delle quarantene e obbligo vaccinale. Sono le misure necessarie a rallentare la corsa di Omicron, secondo il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, intervenuto ai microfoni dell''Italia s’è Desta' su Radio Cusano Campus. "Omicron è una variante molto contagiosa. Ogni positivo può aver avuto, di media, dai 5 ai 10 contatti. Se dovessimo avere un milione di positivi - spiega - vuol dire che potrebbero esserci dai 5 ai 10 milioni di contatti da mandare in quarantena e questo non è possibile. Chi ha fatto il vaccino con la terza dose è più difficile si contagi e quindi bisognerebbe rivedere le regole per questa categoria. La persona vaccinata anche con terza dose deve vedere la sua quarantena ridotta visto, come detto, che l’impatto sugli ospedali non è ancora così preoccupante. Dobbiamo entrare in una gestione sanitaria, economica e sociale della pandemia". "Sono anche un fautore dell’obbligo vaccinale. Basta parlare di prime, seconde e terze dosi. Bisogna che il vaccino diventi una misura di sanità pubblica - rimarca - che andrà somministrato periodicamente. Del resto il vaccino, nonostante il virus circoli, permette di non affollare gli ospedali".

"Al netto dei dati di ieri che ci hanno riportato poco più di 25mila contagi ma a fronte di molti meno tamponi effettuati, nelle ultime settimane abbiamo visto che i casi giornalieri sono passati da 15mila a ridosso dell’Immacolata a circa 37mila al giorno a Natale - rileva Cartabellotta - La variante Omicron è molto più presente di quanto non dicano i dati delle flash survey effettuate dall’Iss. È una variante talmente contagiosa che nel momento in cui si stabilisce la reale presenza la stessa variante si è ulteriormente diffusa". La buona notizia è che "a fronte dell’incremento così importante dei contagi l’impatto sugli ospedali - sottolinea - è percentualmente modesto. Le persone ricoverate in area medica sono l’1,8% dei quasi 520mila attualmente positivi. Lo 0,21% è in terapia intensiva per un totale di 1081 casi", dice avvertendo di prepararsi a "vedere crescere ancora la curva dei contagi. La cosa certa è che più persone si vaccineranno anche con la terza e minore sarà l’impatto sugli ospedali".

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