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Vaticano, Becciu scrive a Pell: "Conosce dolori e patimenti di accuse ingiuste, basta provocazioni"

22 dicembre 2021 | 20.19
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Lettera aperta in vista del Natale: "Stop alle offese contro di me"

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(Fotogramma)

Il cardinale Angelo Becciu, imputato nel processo per lo scandalo finanziario legato alla compravendita del Palazzo londinese di Sloane Avenue, scrive al cardinale George Pell, già suo tenace avversario in curia, alla vigilia delle festività natalizie chiedendogli di lasciare da parte le provocazioni. "Eminenza Reverendissima - scrive il cardinale Becciu in una lettera aperta resa nota dal suo legale Fabio Viglione- l’imminenza del Natale richiama tutti ad elevati sentimenti e, specialmente a noi credenti, ad essere testimoni credibili del messaggio di fraternità che viene dalla capanna di Betlemme. In forza di tali convinzioni, prendo l’iniziativa di scriverLe in questa forma pubblica. Mi creda, lo faccio forzando ogni mia contraria volontà, perché ormai costretto dai Suoi numerosi interventi su molti mezzi d’informazione che hanno a più riprese riguardato, purtroppo, la mia persona, con argomenti che ho sentito offensivi della mia dignità personale e del servizio ecclesiale che, con entusiasmo, obbedienza e fedeltà ho cercato di offrire, nei decenni, al Santo Padre e alla Chiesa".

Becciu scrive a Pell che non risponderà  "ad alcuna delle Sue ricostruzioni, la cui infondatezza è tuttavia manifesta: vincoli di profondissimo rispetto per la Santa Sede che abbiamo rappresentato, così come la dignità cardinalizia che rivestiamo, dovrebbero impedire queste pubbliche provocazioni, poco comprensibili ai nostri fedeli e a quanti si aspetterebbero ben altro atteggiamento da uomini di Chiesa.  Peraltro io non potrei entrare nel merito delle questioni da Lei ripetutamente sollevate trattandosi di temi elevati, impegnativi e certamente riservati. Lei, poi, più di ogni altro sa e conosce i dolori di un’accusa ingiusta ed i patimenti che un innocente — quale, non meno di Lei, io sono — deve sopportare durante un processo, al quale sono al momento devolute tutte le mie energie, impiegate a mia difesa e nel rispetto delle regole da esso impostemi, tra le quali il rispetto per il Tribunale. Anche soltanto quest’ultimo aspetto avrebbe dovuto consigliare maggiore riserbo, non certo nella espressione di Sue legittime opinioni nell’interesse superiore della Chiesa e della sua amministrazione, ma sulla mia persona e su — mi ripeto — accuse manifestamente infondate, in un momento così delicato della mia esperienza di vita, che rende ulteriormente difficoltosa la difesa della mia reputazione".

Proprio per "l’assoluto rispetto che nutro verso il Tribunale, forte e vivo in me, - ribadisce Becciu - non Le risponderò pubblicamente, ma attenderò il momento appropriato, davanti al Giudice terzo ed imparziale, per replicare punto su punto e far apprezzare alle Istituzioni giudiziarie vaticane l’assoluta infondatezza delle accuse nei miei confronti. Fino ad allora, confido che questo mio pubblico richiamo, esteso comunque con senso di fraternità e comunione ecclesiale, possa meglio consigliarLa ad un diverso atteggiamento, astenendosi dal coinvolgermi ulteriormente nel pubblico discorso. Tanto, per il rispetto dovuto ad un confratello — ad un uomo — impegnato in una dura battaglia che, da cristiano prima ancora che da accusato, non esito a definire di verità e di giustizia".

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