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Vaticano, card. Pell: "Chi ha lavorato a riforma finanziaria attaccato nella reputazione"

14 dicembre 2020 | 20.08
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Afp

"Tutti i personaggi di maggior peso che hanno lavorato insieme alla riforma finanziaria, ognuno di noi, tranne pochissime eccezioni, è stato attaccato dai media sul piano della reputazione, in un modo o in un altro. D'altronde ci ricordiamo tutti cosa è accaduto a Calvi, che si è suicidato sotto il ponte dei Frati neri a Londra, con le mani dietro la schiena, strano modo di impiccarsi. Ricordiamo quello che è successo a Sindona, avvelenato in carcere... Tempi antichi, oggi spesso si usa la distruzione della reputazione". E' un estratto dell'intervista che il cardinale George Pell, ex prefetto della Segreteria per l'Economia del Vaticano assolto dalle accuse di abusi sessuali su minori dopo avere fatto 404 giorni di carcere, ha rilasciato a Monica Maggioni e che andrà in onda questa sera alle 23.30 nella trasmissione Settestorie di Rai 1.

"E' molto peggio se a tentare di distruggerti è qualcuno dentro la Chiesa. Per questo io spero che non ci siano mai abbastanza prove per dimostrare che soldi del Vaticano siano stati usati non necessariamente per corrompere direttamente, ma nemmeno per avvelenare l’atmosfera pubblica contro di me. Io spero che non ci sia alcuna prova per stabilire questo, per il bene della Chiesa", ha affermato ancora Pell.

Di seguito alcuni stralci dell’intervista:

D. Eminenza, l’11 dicembre del 2018, esattamente due anni fa, lei viene giudicato colpevole di abusi sessuali su due minori, un fatto che sarebbe avvenuto venti anni prima. Cosa pensa in quel momento?

R. E’ stata una sorpresa enorme anche perché non solo i miei avvocati ma anche avvocati non direttamente legati a me sostenevano che non ci fosse alcun modo per dichiararmi colpevole e persino il magistrato che mi ha rinviato a giudizio disse che se le prove del mio cerimoniere e del sacrestano fossero considerate credibili, non ci sarebbe mai stata una giuria che mi avrebbe condannato. Io pensavo che le due possibilità sarebbero state o che ci sarebbe stata una giuria sospesa, incapace di decidere (ed è quello che è successo la prima volta), o io sarei stato considerato non colpevole. Per questo è stata una sorpresa enorme per me.

D. Lei in quel momento, come Cardinale ha un ruolo decisivo, se ripensiamo a due anni fa, dentro la curia vaticana, si è dato qualche risposta su quello che stava succedendo?

R.Quando sei in una situazione terribile come quella, credo che la cosa peggiore che tu possa fare è far finta che tu non sia in quella condizione o continuare a lamentarti per quanto è difficile. Io ho cercato di continuare a vivere. La situazione era orribile, io sapevo che potevo ricorrere contro la decisione, che non era finita lì. Sapevo anche che se le cose fossero andate davvero molto male in questa vita avrei potuto discutere con successo il mio caso davanti al Buon Dio nella prossima vita. Ma certo è stato un grande colpo. Grande.

D. Lei dopo tutto questo nel marzo 2019 viene condannato a sei anni di carcere. Quel primo giorno esatto, quel primo giorno dietro le sbarre come lo ricorda?

R. E’ stato qualcosa di completamente nuovo per me e io dovevo solo aspettare e vedere cosa sarebbe successo. Credo di aver ricevuto alcune rassicurazioni sul fatto che le guardie si sarebbero comportate in modo professionale, non che dovessero essere gentili ma almeno non c’è stata violenza o aggressione verbale nei miei confronti. Avevo una doccia calda, una toilette, un letto con un materasso, in fondo un uomo cosa deve volere di più. E poi dopo un po’ di giorni ho avuto anche un televisore. E soprattutto mi hanno lasciato tenere sempre il mio breviario, il mio libro di preghiere, e quello è stato di grande aiuto.

D. Lei che veniva giudicato per un reato orrendo, si sentiva addosso quello sguardo?

R. Certo, assolutamente sì. Ma come le ho detto è inutile passare il tempo a piangersi addosso e a disperarsi per se stessi. Era una situazione terribile ma io ero lì, dovevo continuare e fare il meglio che potevo.

D.Poi il 7 aprile di quest’anno lei viene prosciolto. E il giorno in cui viene prosciolto dice che non nutre odio nei confronti del suo accusatore, ringrazia appunto la sua famiglia, i suoi legali…ha sentito il Papa in quell’occasione?

R. Io ho sempre saputo che lui mi sosteneva, sapevo che credeva nella mia innocenza e che sperava che sarei stato liberato. E’ stata una grande consolazione. Il Papa mi ha sempre sostenutoattraverso queste difficoltà.

D. E poi è tornato, adesso è qui, noi stiamo parlando in quel Vaticano che in qualche misura è stato il luogo dove lei per quattro anni ha avuto un ruolo importantissimo. Cosa pensa, come la sta vivendo? Lei in questo momento tra l’altro non ha un ruolo attivo.

R.No, non ho ruoli attivi. Ho quasi 80 anni e credo che Roma sia piena di cardinali ottantenni che vorrebbero avere più cose da fare. Sono soddisfatto con quello che abbiamo raggiunto nel lavoro. Abbiamo incontrato molti ostacoli, non abbiamo fatto tutti i progressi che avremmo voluto. La situazione economica del Vaticano in questo momento è seria, ma mi sono consolato pensando che abbiamo capito che almeno se giudichi con accuratezza dove sei, se hai gente intelligente e per bene, puoi capire come andare avanti al meglio in una situazione difficile. Ma se sei in un mondo di ipocrisia allora è molto difficile. Non sappiamo con precisione quante persone vanno all’inferno, ma sappiamo bene se stiamo perdendo soldi. I debiti strutturali c’erano anche prima del Covid. È un momento difficile,finanziariamente, per il Vaticano.

D. Quando ha incontrato Papa Francesco, la prima sensazione che ha avuto quando vi siete incontrati.

R. Mah ero molto felice di essere tornato. Ero abituato a incontrarmi con il Papa ogni paio di settimane per metterlo al corrente di quel che facevo, dunque ero molto felice di essere tornato a vederlo in quella meravigliosa sala del Palazzo apostolico. È un palazzo fantastico, pieno di storia, cosa alla quale io attribuisco molto valore. Penso che la prima cosa che mi ha detto è stata: “Grazie per la sua testimonianza”. E io gli sono stato molto grato per questo. Più tardi mi ha anche detto: “Lei aveva ragione su molte cose”, e io penso si riferisse alle questioni economiche sulle quali davvero non ci sono più molti dubbi.

D. Lei nell’agosto del 2015 al Meeting di Rimini disse questa frase: “Abbiamo preparato, forse per la prima volta nella storia, un bilancio di tutto il denaro e delle proprietà del Vaticano, comprensivo e accurato. E abbiamo scoperto che c’erano un miliardo e trecento milioni che non erano visibili nei bilanci, e questo è interessante” lei diceva. Quella scoperta, che forse era solo una parte di una scoperta, che cosa significava?

R. Quello non era un problema nel senso che non era la scoperta di un debito ma di soldi esistenti che però non erano scritti nei libri contabili. E questo era indicativo di un modo molto primitivo di gestire le cose e della mancanza di informazioni accurate. All’epoca credo che in Vaticano ci fossero poche persone, se non addirittura nessuna, in grado di dare un quadro accurato di quella che era la situazione finanziaria vaticana. Io ho fatto parte di un consiglio di 15 cardinali che hanno gestito le finanze per anni - e vi erano tra noi grandi personaggi come il Cardinale Meisner di Colonia, il Card. Mahony di Los Angeles, il Card. George di Chicago – e ci siamo battuti enormemente per avere chiarezza ma senza nessun successo. Penso che fosse Meisner a dire che si era dovuto battere per vent’anni prima che il Consiglio per l’Economia venisse istituito. C’erano soldi ovunque, nascosti. Unavolta un uomo d’affari italiano con diverse filiali nel paese mi disse che questo avviene in molte parti d’Italia. I soldi non venivano rubati, erano semplicemente lì, nascosti, fuori dai libri, per i tempi di vacche magre, in caso di necessità, per gestire crisi o cose simili. In sé queste non erano brutte notizie, ma era indicativo del livello sottosviluppato di informazione che avevamo.

D. Ecco, viene naturale a questo punto chiederle se lei ha mai sentito o avuto il sospetto che ci fosse un incrocio tra queste due parti della sua storia, il suo lavoro per la trasparenza, per l’apertura, per la ‘rimessa a posto’ dei conti e quello che è successo?

R. Certo che l’ho sospettato. Tutti i personaggi di maggiore peso che hanno lavorato insieme alla riforma finanziaria, ognuno di noi – credo con pochissime eccezioni – è stato attaccato dai media sul piano della reputazione in un modo o un altro. E d’altronde ci ricordiamo tutti cosa è accaduto a Calvi che si è suicidato sotto il ponte di Londra con le mani dietro la schiena, strano modo di impiccarsi. E ricordiamo quello che è successo all’altro, Sindona, avvelenato in carcere… “tempi antichi” … Oggi spesso si usa la distruzione della reputazione. Un signore che ha lavorato con me e ha fatto un gran lavoro e si chiama Danny Casey, è un business manager in Sidney molto efficiente e capace, si è trovato guarda caso l’auto bruciata davanti a casa. Ora certamente si tratta di una coincidenza visto che si sa che le macchine prendono sempre fuoco da sole (ironico) ma insomma qui tutte le persone più avvedute sospettano che ci sia un legame diretto tra le due cose. In Australia tutti quelli con cui lavoro non hanno dubbi che il nesso sia evidente. Abbiamo evidenze, ancora nessuna prova, ma certo molto fumo. Abbiamo criminali che sono stati sentiti dire: “Pell è fuori gioco. Adesso abbiamo davanti un’autostrada”. Un’altra persona quando è stato licenziato l’auditor ha detto: “adesso c’è una seconda bomba lungo la strada”. Un altro criminale, fin dai primi giorni, diceva:“abbiamo la Corte Australiana per sistemarlo”. Certo tutto questo è ancora fumo, non si possono ancora considerare prove, ma rimane una possibilità.

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